(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e dolore delle articolazioni della colonna vertebrale;
artrite psoriasica: una malattia che causa chiazze rosse e squamose sulla cute ed infiammazione delle articolazioni;
psoriasi: una malattia che causa chiazze rosse e squamose sulla cute.
Inoltre il farmaco viene somministrato anche a pazienti di età compresa tra sei e diciassette anni affetti da morbo di Crohn attivo grave, in assenza di un’adeguata risposta a terapie alternative. Infliximab è un anticorpo monoclonale diretto contro una citochina nota come TNF-a, che si trova in quantità insolitamente elevate nei pazienti e che gioca un ruolo fondamentale nei processi infiammatori. Diversi studi clinici hanno dimostrato che la terapia di mantenimento con Infliximab ha una efficacia superiore rispetto alla terapia episodica nella remissione a lungo termine della sintomatologia riducendo l'ospedalizzazione e il ricorso alla pratica chirurgica. Inoltre due studi recenti di un gruppo di ricerca belga dimostrano che la terapia a lungo termine con Infliximab ha un buon profilo di sicurezza (entrambi gli studi sono stati riportati sul numero di Aprile del GuT, An International Journal of Gastroenterology and Hepatology).
Per valutare la sicurezza nel lungo termine dell’Infliximab, il Dott. P. Rutgeerts, dall’ospedale Universitario Gasthuisberg a Leuven (Belgio) e i suoi colleghi hanno rivisto i dati clinici di 734 pazienti con malattie croniche dell’intestino, principalmente con malattia di Crohn, che erano stati trattati con Infliximab per un periodo di 14 anni e 666 pazienti al controllo che non avevano ricevuto il farmaco. La media dei periodi di follow-up per i pazienti trattati e per controlli era stata rispettivamente 58 e 144 mesi. Il 13 % dei pazienti trattati con Infliximab e il 19 % dei controlli avevano avuto severi eventi avversi. Due pazienti trattati con Infliximab, con test negativo al tempo zero, hanno sviluppato la tubercolosi. Nessun caso è riportato nei 16 pazienti che avevano test positivo al tempo zero e che avevano ricevuto la profilassi. Nel gruppo trattato con Infliximab, l’utilizzo in contemporanea con gli steroidi è stato l’unico fattore di rischio, indipendentemente legato a infezioni. Il rush cutaneo è stato il più comune effetto collaterale osservato nel gruppo dell’Infliximab, notato nel 20% dei pazienti.
Il secondo studio, basato sull’efficacia del farmaco, includeva 614 pazienti con malattia di Crohn, trattati con Infliximab e seguiti per un periodo medio di 55 mesi. Circa l’11% dei pazienti non ha risposto all’Infliximab. Fra chi ha risposto, il 63,4 % ha mostrato benefici prolungati con la terapia a lungo termine. Pressappoco il 68% di questi ha continuato la terapia, mentre il resto ha sospeso la terapia appena si è manifestata la remissione. Su tutti il 12,8% dei pazienti ha sospeso l’Infliximab per effetti collaterali, e il 21,6% per perdita di risposta. Come notato, il trattamento con Infliximab riduce le ospedalizzazioni e la chirurgia nella malattia di Crohn. Questo beneficio è più evidente in coloro che hanno ricevuto il farmaco secondo un piano terapeutico rispetto a coloro che lo hanno ricevuto solo nei momenti di riaccensione dei sintomi. In un editoriale il Dr Jurgen Scholmerich, dell’Università di Regensburg (Germania) commenta: “i due studi di Leuven, indicano che l’uso di Infliximab, in pazienti appropriatamente selezionati, aiuterà a migliorare i risultati nel lungo termine. Ovviamente non risolve i problemi in tutti i pazienti, per sempre, e ha rilevanti effetti secondari tipici dell’immunosoppressione, che possono però essere limitati con l’attenta osservazione e con un follow-up affidato alle mani di clinici esperti”.
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31/05/2010 Maria Miletta

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