(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) tipo di tumore, inclusi il glioma e il glioblastoma, durante il periodo di sostanziale uso dei cellulari dal 2003 al 2013", scrive Karipidis. "Non vi è stato aumento di gliomi del lobo temporale, che è la posizione più esposta, durante il periodo di uso sostanziale di telefoni mobili".
Anche uno studio dell'Agenzia nazionale sanitaria francese (Anses) sembra rassicurare tutti gli utilizzatori.
Un gruppo di 16 esperti ha analizzato per due anni centinaia di studi scientifici realizzati sull'argomento, arrivando a evidenziare la differenza che sussiste fra gli effetti biologici, ovvero “cambiamenti di ordine biochimico, fisiologico o comportamentale che vengono indotti in una cellula, un tessuto o un organismo in risposta a uno stimolo esterno”, e quelli sanitari, che si verificano “solo quando gli effetti biologici superano i limiti di adattamento del sistema biologico”.
Per questi motivi, gli esperti non credono sia necessario intervenire in materia legislativa per imporre limiti più stringenti, ritenendo quelli esistenti in grado di salvaguardare la salute collettiva.
Sugli effetti dei telefonini sulla salute delle persone, peraltro, una massa di ricerche è arrivata a conclusioni discordanti. Un mega-studio durato dieci anni che ha coinvolto oltre 13000 persone di tredici paesi diversi non è approdato a nulla di certo. Interphone, la ricerca promossa dall'Organizzazione mondiale della sanità, non è riuscita a stabilire con sicurezza che vi sia o meno un nesso fra l'uso dei telefoni cellulari e il possibile aumento dell'incidenza di cancro nella popolazione.
Il direttore della Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) dell'Oms, Christopher Wild, ha dichiarato: “i risultati non ci permettono di dire che c'è qualche rischio associato all'uso dei telefonini ma è anche prematuro affermare che il rischio non c'è. Per avere conclusioni più sicure servono altri studi, soprattutto sui più giovani”.
Interphone è il più grande studio epidemiologico condotto fino ad oggi e i suoi risultati sono stati pubblicati sull'International Journal of Epidemiology. In Italia, la direzione è stata affidata all'Istituto superiore di sanità. La ricerca si compone di quattro studi caso-controllo basati su interviste sul rischio di tumori cerebrali, gliomi e meningiomi, e di altre neoplasie, segnatamente neurinomi del nervo acustico e tumori delle ghiandole salivari, in rapporto all'utilizzo dei telefoni cellulari. In quest'ottica, sono state intervistate 13000 volontari fra i 30 e i 59 anni, che hanno risposto a domande sul loro rapporto con i telefonini, i modi e i tempi di utilizzo.
La ricerca pare non evidenziare aumenti del rischio di gliomi e meningiomi cerebrali fra chi usa il telefonino, né incrementi del pericolo dovuti a un uso prolungato dei portatili.
L'Istituto superiore di sanità ricorda che per apprezzare non solo la portata, ma anche i limiti di questo studio, può essere utile ricordare che Interphone è stato avviato per rispondere alle preoccupazioni che l’uso dei telefoni cellulari potesse provocare tumori al cervello e altre malattie e non perché vi fossero concrete ragioni di sospettare che i campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF) utilizzati nella telefonia mobile potessero avere effetti cancerogeni.
Durante le conversazioni vocali l’energia elettromagnetica emessa dall’antenna viene in parte assorbita a livello della testa nella zona immediatamente circostante il telefonino. L’assorbimento locale diminuisce rapidamente con la distanza dalla sorgente e non è più praticamente misurabile oltre un raggio di 5 cm dall’antenna. Per valutare più direttamente il rapporto tra esposizione a RF da telefoni cellulari e rischio di tumori cerebrali, Interphone ha effettuato ulteriori studi paralleli. Sono state raccolte le immagini pre-operatorie dei casi di glioma e meningioma ed è stata effettuata una localizzazione tridimensionale dei tumori. È stata creata una seconda mappa tridimensionale con la distruzione intracranica dell’energia RF assorbita. L’analisi della correlazione spaziale tra sede della neoplasia e livello locale del SAR (specific absorption rate) consentirà di approfondire l’analisi della relazione esposizione-malattia.
In passato, altri studi sono arrivati invece a conclusioni meno rassicuranti. Inoltre, solo poche settimane fa era stato annunciato l'avvio di una nuova ricerca, ancora più imponente di Interphone, che prenderà il nome di Cosmos e coinvolgerà 250.000 europei per una durata complessiva di 20-30 anni. Quest'ultima analisi cercherà quindi di dare ulteriore conferma alle conclusioni di Interphone, allargando lo spettro d'azione a tutti quei dispositivi elettronici senza fili che ormai fanno parte integrante delle nostre vite.
Uno studio, quindi, che difficilmente potrà essere oggetto di polemiche e riserve, almeno dal punto di vista della qualità del campione. La ricerca indagherà sugli effetti delle radiazioni elettromagnetiche sul nostro organismo e prenderà in esame di conseguenza non solo i cellulari, ma anche i dispositivi WiFi in genere, laptop e cordless.
Lo studio, che sarà coordinato da Paul Elliot dell’Imperial College di Londra, analizzerà il comportamento delle persone con gli strumenti elettronici in tempo reale e cercherà di individuare gli effetti di questi ultimi tenendo conto non soltanto di eventuali responsabilità nell’insorgenza di tumori cerebrali, ma anche considerando altre patologie come l’Alzheimer e il melanoma.
Uno degli ultimi studi sull’argomento è quello pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute a firma di Isabelle Deltour, ricercatrice presso l’Istituto di Epidemiologia dei Tumori della Società Tumori danese a Copenhagen. In quel caso, gli scienziati danesi hanno preso in esame l’incidenza di gliomi e meningiomi sulla popolazione fra il 1974 e il 2003, non riscontrando un aumento della percentuale in seguito all’avvento dei telefonini.
In genere, questo tipo di studi viene tuttavia criticato a causa di un approccio superficiale che non tiene conto di alcuni fattori, primo fra tutti la difficoltà di collegare un eventuale tumore cerebrale a un periodo temporale preciso e quindi a precisi elementi ambientali di “disturbo”. Lo studio Cosmos cercherà al contrario di evitare questo limite, verificando giorno per giorno i modi di utilizzo delle nuove tecnologie e non tralasciando, come detto, possibili influenze su altre malattie.
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17/12/2018 Andrea Piccoli

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