(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) probabilità di un individuo con pressione sanguigna normale a 55 anni di diventare iperteso nei due decenni successivi è di circa il 90%, con 7,6 milioni di morti premature, ovvero il 13,5% della mortalità globale, attribuibili alla pressione alta. L’inattività fisica è un noto rischio cardiovascolare, ma l'associazione tra esercizio e mortalità negli anziani ipertesi non è finora stata oggetto di ricerca».
I medici americani hanno analizzato 2.153 uomini ipertesi dai 70 anni in poi, sottoponendoli a un test di tolleranza all'esercizio, stimando il picco di lavoro in equivalenti metabolici (Met) e suddividendo i partecipanti a seconda dei Met raggiunti: tolleranza all'esercizio molto bassa, da 2 a 4 Met; bassa da 4,1 a 6; moderata da 6,1 a 8; alta, superiore a 8.
Alla fine è emerso che il rischio di mortalità calava dell'11 per cento per ogni aumento di 1 Met nella capacità di esercizio. Ciò significa che basta camminare in maniera veloce per almeno mezz'ora al giorno per ridurre il rischio di morte.
«Il cammino non richiede addestramento, ha un costo contenuto e può essere facilmente implementato in popolazioni di grandi dimensioni», conclude Faselis.
Dall'Università McMaster di Hamilton, in Canada, arriva invece la conferma dell'efficacia prodotta dall'attività fisica sul funzionamento dei mitocondri - le strutture preposte all'approvvigionamento energetico -, che sembrano protette da una maggiore attitudine allo sport.
Nello studio pubblicato su Pnas, il caporicercatore Mark Tarnopolsky e i suoi colleghi hanno analizzato il comportamento dei mitocondri all'interno di ratti da laboratorio indotti all'esercizio fisico per tre volte alla settimana. I ricercatori hanno notato come i topi “allenati” mostravano tassi di invecchiamento cellulare più bassi, mentre gli altri erano meno attivi e meno fertili.
Un'altra ricerca, questa volta pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, sostiene che uno dei pochi mezzi che abbiamo a disposizione per incidere sulla lunghezza e sulla qualità della nostra vita è proprio lo sport.
A determinare l'effetto positivo dell'attività fisica è anche e soprattutto l'intensità con la quale si pratica, con un rapporto di proporzionalità fra la passione che si mette nell'esercizio e la possibilità di rimanere lontani dalle malattie. Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori di spagnoli e svedesi.
Il primo dato è un maggior beneficio per gli atleti che si dedicano a discipline sportive di resistenza piuttosto che quelli impegnati in prove di forza. Prendendo ad esempio l'atletica, quindi, sarà meglio appassionarsi alla maratona piuttosto che ai 100 metri. Ma non è solo una questione di quantità, dal momento che chi si dedica ad attività sportive mostra un'incidenza minore di malattie cardiovascolari e un utilizzo inferiore di farmaci in età avanzata.
Per spiegare da un punto di vista scientifico la loro scoperta, i ricercatori hanno dapprima escluso che vi fosse una sorta di predisposizione genetica alla longevità fra chi si avvicinava allo sport: “lo abbiamo fatto analizzando i geni di 100 atleti maschi partecipanti alle Olimpiadi, a Campionati europei o mondiali dei rispettivi sport o al Tour de France e non abbiamo osservato nessuna differenza rispetto a cittadini qualunque tra i fattori genetici che possono predisporre a malattie di cuore o al cancro, le più frequenti cause di morte nei maschi adulti del mondo occidentale”.
Secondo i ricercatori, quindi, ognuno di noi ha la possibilità di mantenersi più in salute grazie all'attività fisica: “il nostro corredo genetico – affermano infatti gli autori – si è adattato a sostenere un equilibrio tra assunzione e spesa di energia tipico delle comunità di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico, che si riflette meglio nello stile di vita degli atleti di sport di resistenza o comunque di persone fisicamente attive. Un individuo sedentario del nostro tempo consuma solo il 38% dell’energia dei suoi antenati. Di conseguenza, l’incremento dell’attività fisica è una delle grandi sfide per la salute del XXI secolo”.
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15/04/2019 Andrea Piccoli

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