(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) guarigione ma è meglio tollerata dai pazienti e ha minori rischi e complicanze.
La ricerca è stata svolta su 331 pazienti sofferenti di linfoma di Hodgkin, che sono stati suddivisi in due gruppi e rispettivamente curati con ABVD e BEACOPP. A sette anni dalla diagnosi non aveva manifestato recrudescenze della malattia l’85% di pazienti trattati in prima linea con BEACOPP e il 73% dei casi curati con ABVD.
I ricercatori hanno concentrato quindi la loro attenzione sui pazienti che hanno manifestato ricadute e che, per contrastare la recrudescenza della malattia, sono stati sottoposti a chemioterapia ad alte dosi e trapianto di cellule staminali ematopoietiche. In questi casi è emersa la differenza tra le due terapie: il 33% dei pazienti curati con ABVD è riuscito a riprendersi mentre tra chi è stato tratto con BEACOPP la percentuale è del 15%.
Nel complesso, al termine del periodo di osservazione complessivo di 7 anni, la sopravvivenza dei pazienti trattati con il metodo tedesco era dell’88% a fronte dell’82% con il metodo ABVD.
Spiega Alessandro M. Gianni, responsabile della struttura di Medicina oncologica 3 dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e coordinatore dello studio: “A sette anni dall'inizio della terapia, non esistono differenze significative tra i due gruppi. I motivi di questo risultato sono l'efficacia e l'ottima tollerabilità dei trattamenti cosiddetti di seconda linea o di salvataggio, che oggi ci consentono di guarire molti dei pazienti che ricadono dopo un trattamento iniziale. Su questa base è quindi ovvio scegliere il trattamento, l’ABVD, che offre al paziente la migliore qualità di vita perché meno tossico e con minore rischio di complicanze”.
“L’aspetto innovativo del nostro studio – prosegue Gianni - risiede nell’aver valutato il risultato non subito (alla fine del primo tempo, si potrebbe dire), ma a fine partita, cioè dopo aver trattato i pazienti non guariti con il miglior trattamento “di salvataggio” oggi disponibile”.
Una importante ricaduta di questa ricerca è l’aver mostrato che, nei casi in cui esistono trattamenti di salvataggio efficaci e ben tollerati, il nuovo paradigma terapeutico nella cura dei tumori non può essere un semplice confronto tra terapie iniziali (come in questo caso, ABVD e BEACOPP), ma tra strategie comprensive sia del trattamento iniziale che del salvataggio e che tengano conto sia dell’efficacia sia della tossicità delle strategie a confronto.
L'ABVD è un regime terapeutico elaborato presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e consiste in un programma che prevede la somministrazione di doxorubicina, bleomicina, vinblastina e dacarbazina.
BEACOPP prevede invece la somministrazione bleomicina, etoposside, doxorubicina, ciclofosfammide, vincristina, procarbazina, prednisone ed è stato messo a punto dal German Hodgkin Study Group.

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25/07/2011 Riccardo Antinori

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