(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Sono stati sottoposti ad autopsia 286 pazienti, i cui cervelli hanno mostrato che un'alimentazione a base di pesce è legata in maniera inversamente proporzionale alla presenza di segni neuropatologici dell'Alzheimer, ad esempio la bassa densità delle placche neuritiche e una minore evidenza dei depositi neurofibrillari solo tra i portatori della variante genica APOE E4, quella associata a un aumentato rischio di malattia.
«Il consumo di pesce potrebbe effettivamente ridurre le manifestazioni cliniche della malattia di Alzheimer o la demenza, e i dati di questo studio forniscono una ragionevole rassicurazione che la contaminazione cerebrale da mercurio legata alla dieta ittica non correla con il peggioramento dei segni neuropatologici di Alzheimer a livello cerebrale», conclude in un editoriale di commento Robert Laforce Jr della Université Laval di Quebec City, in Canada.
Anche una ricerca pubblicata su Neurology da un team del Columbia University Medical Center di New York sostiene i benefici del pesce sull'Alzheimer. Lo studio ha analizzato 1200 persone con più di 65 anni affette da demenza.

I ricercatori hanno verificato come i livelli di beta amiloide, la proteina che serve da marcatore del rischio di Alzheimer, fossero tanto più bassi quanto maggiore era stato il consumo di Omega 3 attraverso gli alimenti, come il pollo, la frutta secca e soprattutto il pesce. Un grammo di Omega 3 era legato a livelli inferiori del 20-30 per cento di beta amiloide nel sangue. Fiorella Biasi, docente di Patologia generale presso la Facoltà di Medicina San Luigi Gonzaga di Torino e coautrice di una revisione di studi sui grassi alimentari e l'Alzheimer pubblicata su Molecular Nutrition & Food Research, spiega: “gli Omega 3 sono naturali antagonisti degli Omega 6. Al contrario degli Omega 6, gli Omega 3 forniscono il substrato per la produzione di molecole anti-infiammatorie neuroprotettive in grado di contrastare la produzione di beta amiloide nel cervello. E la beta amiloide è tossica per i neuroni: il suo accumulo concorre alla formazione delle 'placche senili', causando quei danni alla memoria e alle capacità cognitive che caratterizzano malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer. Tuttavia, anche gli Omega 6 sono essenziali per funzioni fondamentali del nostro organismo. Entrambi gli acidi grassi devono, quindi, essere introdotti pur mantenendo un corretto rapporto Omega 3/Omega 6 a favore degli Omega 3. Bisogna tener conto, inoltre, dell’importanza di assumere adeguate quantità di antiossidanti e di limitare il consumo di grassi animali ricchi in colesterolo pure capace di potenziare la neurotossicità della beta amiloide. Durante la lavorazione e la conservazione (cottura, stagionatura, liofilizzazione) degli alimenti di origine animale, ricchi in grassi e colesterolo, quest’ultimo si ossida formando gli ossisteroli ancora più dannosi. La dieta mediterranea è quindi il modello nutrizionale ideale visto che prevede moderati consumi di formaggio e carne rossa, ed è ricca di frutta, vegetali e pesce”.

Un'altra ricerca conferma i benefici indotti dal consumo di pesce per il nostro cervello. Lo studio dell'Università di Pittsburgh ha coinvolto 260 volontari monitorati tramite il questionario del National Cancer Institute USA. La maggior parte delle domande riguardava modi, quantità e tempi del consumo di pesce.

Tutti i 260 sono stati poi sottoposti a risonanza magnetica tridimensionale. L'équipe di Pittsburgh ha utilizzato la morfometria Voxel, tecnica che crea una mappa del cervello, permettendo di quantificare il volume della materia grigia. Più quest’ultima è grande, più il cervello è sano. I dati così ottenuti hanno permesso di definire la relazione tra una dieta con pesce e lo stato del cervello. In seguito i ricercatori hanno valutato se e quanto influisse la presenza di Alzheimer o MCI.
I valori sono stati ottenuti tenuto conto di età, sesso, istruzione, obesità, attività fisica, razza. Inoltre gli scienziati hanno dato attenzione alla presenza di ApoE4 (apolipoproteina E4), gene in grado di far alzare il rischio d'Alzheimer.

Alla fine, i risultati hanno permesso di evidenziare che il consumo di pesce aumentava il volume cerebrale e rendeva l'organo meno soggetto a malattia e al decadimento. In particolare, più il pesce faceva crescere il volume di ippocampo e corteccia frontale, minore era il rischio di Alzheimer o MCI.

Deve essere preparato al forno o alla griglia. Il pesce fritto, ad esempio si è dimostrato incapace di sviluppare il cervello o ridurre i rischi. Afferma senza esitazione il dottor Raji, coordinatore della ricerca: "I risultati hanno mostrato che le persone che consumavano pesce al forno o alla griglia, almeno una volta alla settimana, avevano una migliore conservazione del volume della materia grigia nella risonanza magnetica, soprattutto in aree cerebrali a rischio malattia di Alzheimer".
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12/02/2016 Andrea Sperelli

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