(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) le registrazioni del cervello e del suono, si potrebbe o sintetizzare il suono effettivo di una persona sta pensando, o semplicemente scrivere le parole con un tipo di dispositivo d’interfaccia ". "Sarebbe una grande scoperta per i pazienti che presentano danni alla funzione verbale a causa di un ictus o altra malattia e non possono più parlare", ha detto il co-autore Robert Knight, professore di psicologia e neuroscienze. "Se si potesse finalmente ricostruire la conversazione immaginata dalla registrazione dell’attività cerebrale, migliaia di persone ne potrebbero beneficiare." La ricerca "ci dice molto anche su come il cervello di persone sane processi e rappresenti i suoni del linguaggio" afferma Pasley, che con i suoi colleghi presso la UC Berkeley, UC San Francisco, Università del Maryland e The Johns Hopkins University, hanno pubblicato le loro conclusioni nella rivista open-access PLoS Biology
Pasley ha testato due diversi modelli computazionali per abbinare i suoni al parlato. "Stiamo cercando in quali siti aumenti l'attività corticale in particolare le frequenze acustiche, e da qui, una mappa concettuale del suono", ha detto Pasley. Ha paragonato questo alla tecnica di un pianista che conosce i suoni dei tasti così bene che è in grado di "sentire" la musica, così come Ludwig van Beethoven era capace di sentire e sue composizioni, pur essendo sordo.
"Questa ricerca è un passo importante verso la comprensione delle caratteristiche del linguaggio e di come esso sia rappresentato nel cervello umano", ha detto uno degli studiosi, che prevede come questo successo possa essere esteso per immaginare verbalizzazioni interne, infatti se a qualcuno viene chiesto di immaginare di dire una parola, regioni cerebrali simili vengono attivate, nel momento che questa stessa parola viene pronunciata.
L'obiettivo finale dello studio dell'Università di Berkeley è stato quello di esplorare come il cervello umano codifica a livello vocale il linguaggio e determinare quali aspetti siano più importanti per la comprensione del fenomeno.
"Ad un certo punto, il cervello deve estrarre le informazioni uditive e mapparle su una parola, dal momento che siamo in grado di capire discorsi e le parole a prescindere da come suonano", ha detto Pasley.
"La grande domanda è: qual’è l'unità più significativa del discorso? Una sillaba, un fonema? Utilizzando i dati che otteniamo da queste registrazioni siamo in grado di verificare queste ipotesi ".

L’intero articolo può essere letto in lingua originale al seguente link:
http://newscenter.berkeley.edu/2012/01/31/scientists-decode-brain-waves-to-eavesdrop-on-what-we-hear/

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01/02/2012 dr.ssa Anna Saito

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