(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) i pazienti erano donne fra i 25 e i 45 anni con diagnosi di sclerosi multipla recidivante remittente ricevuta da 4 a 18 anni. Nel 10,9 per cento dei casi, le pazienti hanno sperimentato un effetto rimbalzo, con un aggravamento della malattia che si è registrato fra la quarta e la sedicesima settimana di sospensione del medicinale.
«Una tipica recidiva comporta la comparsa di uno o alcuni focolai di malattia, ma questi casi sono sorprendenti nella loro gravità», riprende Graves.
In un caso specifico, la risonanza magnetica cerebrale ha verificato la presenza di 25 nuove lesioni rispetto allo stesso esame effettuato 11 mesi prima. Fingolimod (come natalizumab) interferisce con il sistema immunitario, modulando l'attività del recettore sfingosina-1-fosfato, che sequestra linfociti nei linfonodi impedendone l'ingresso nel sistema nervoso centrale.
Natalizumab invece agisce sul recettore linfocitario per le alfa-4 integrine, ostacolandone il passaggio attraverso la barriera emato-encefalica.
Rhonda Voskuhl, che lavora presso il Dipartimento di neurologia dell'Università della California di Los Angeles, commenta: «Alla luce di questi dati è necessario prendere attentamente in considerazione l'eventualità di un effetto rimbalzo dopo un'eventuale sospensione della cura».

Fonte: Jama Neurology
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30/05/2016 Andrea Sperelli

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