(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) sottoposti ad appendicectomia, mentre altri 257 hanno ricevuto un trattamento antibiotico.
Durante il follow up di 5 anni, sono morti due pazienti nel gruppo trattato con appendicectomia e uno nel gruppo trattato con antibiotico, anche se i decessi non erano correlati allo studio.
Fra i pazienti trattati inizialmente con gli antibiotici, 100 sono stati poi sottoposti ad appendicectomia e 70 di loro hanno sofferto di appendicite ricorrente entro un anno dal primo episodio, mentre 30 (16,1%) pazienti hanno avuto necessità di un'appendicectomia tra uno e cinque anni dal primo episodio.
L'incidenza cumulativa di appendicite ricorrente tra i pazienti inizialmente trattati con antibiotici è stata del 34% a due anni, del 35,2% a tre anni, del 37,1% a quattro anni e del 39,1% a cinque anni. «Quasi i due terzi di tutti i pazienti che inizialmente presentavano un'appendicite non complicata sono stati trattati con successo con soli antibiotici e quelli che alla fine hanno sviluppato una recidiva non hanno avuto esiti avversi correlati al ritardo nell'appendicectomia», concludono gli autori.
In un editoriale di accompagnamento, Edward Livingston, vice redattore di Jama, spiega che uno dei risultati più interessanti dello studio è che i pazienti trattati con antibiotici non hanno accusato complicazioni maggiori rispetto agli altri a causa del ritardo dell’intervento chirurgico: «Dato che l'accesso a un intervento chirurgico non è sempre disponibile, questi risultati possono avere implicazioni in molte impostazioni diverse e in molti paesi diversi», conclude l'editorialista.
Un altro studio in appoggio alla tesi è quello firmato da ricercatori dell'Ospedale pediatrico di Southampton guidati da Roxani Georgiou, che spiega su Pediatrics: «L'appendicite acuta è una delle emergenze chirurgiche più comuni in tutto il mondo, con una stima di rischio per la vita tra il 7% e l'8%. Lo scopo di questo studio di revisione è di approfondire il ruolo del trattamento non chirurgico nell'appendicite acuta non complicata dei bambini, passando in rassegna i dati della letteratura».
I ricercatori hanno eseguito una revisione sistematica dei lavori pubblicati sull'argomento nel Cochrane Central Register of Controlled Trials (CENTRAL), in MEDLINE e in EMBASE fino a dicembre 2015.
Alla fine sono stati selezionati 10 studi per un totale di 413 casi. 6 ricerche hanno messo a confronto l'efficacia del trattamento non chirurgico con quella dell'appendicectomia, mentre altre 4 hanno illustrato la prognosi dei bambini sottoposti a trattamento non chirurgico senza un gruppo di controllo.
«A conti fatti emerge che il trattamento incruento è efficace come terapia iniziale nel 97% dei bambini, con un tempo di degenza media più lungo rispetto ai coetanei trattati con l'appendicectomia, con una differenza media di 0,5 giorni», spiega Georgiou.
Al termine del follow up - durato fra le 8 settimane e i 4 anni - il 79 per cento dei bambini trattati con gli antibiotici non ha dovuto subire l'appendicectomia. La recidiva si è presentata nel 14 per cento dei casi, senza tuttavia mostrare eventi avversi gravi nel corso del trattamento farmacologico.
«La mancanza di un numero sufficiente di trial prospettici randomizzati limita la possibilità di trarre conclusioni definitive da implementare nella pratica clinica quotidiana», osservano i ricercatori.
Fra gli studi c'è quello pubblicato su Jama Surgery da un team del Center for Surgical Outcomes Research al Nationwide Children's Hospital di Columbus in Ohio.
Peter Minneci, coordinatore dello studio, spiega: «Rispetto all'appendicectomia d'urgenza, la terapia medica si associa a un recupero più rapido e a una riduzione dei costi sanitari, senza differenze nel tasso di complicanze a un anno».
Nella maggior parte dei casi, i bambini ricoverati per appendicite acuta e posti in terapia antibiotica stanno meglio anche senza sottoporsi all'operazione.
I ricercatori hanno selezionato 102 pazienti fra i 7 e i 17 anni con appendicite non complicata sottoposti a intervento oppure a terapia antibiotica. Nel secondo gruppo, il 95 per cento dei ragazzi è migliorato entro 24 ore ed è stato dimesso senza operazione.
Diana Lee Farmer, che lavora presso il Dipartimento di chirurgia della University of
California Davis School of Medicine, commenta in un editoriale: «Anche se in alcuni casi è lecito lasciare ai genitori la scelta di opzioni alternative all'appendicectomia nelle forme non complicate, attualmente la maggior parte delle appendiciti acute, molte famiglie hanno ancora bisogno di un medico che le guidi nella scelta».
Anche un team del Turku University Hospital, in Finlandia, conferma l'efficacia dell'approccio farmacologico. Paulina Salminen spiega: “una quantità sempre maggiore di studi consiglia l'uso di antibiotici in alternativa alla chirurgia nell'appendicite acuta non complicata”.
Il suo team ha assegnato in maniera casuale 530 pazienti affetti da appendicite acuta non complicata, diagnosticata con la tomografia computerizzata, a ricevere terapia antibiotica per 10 giorni o a subire un'appendicectomia.
“Tra i 273 pazienti randomizzati al gruppo chirurgico, l'intervento ha avuto successo in tutti i casi tranne uno, con un tasso di efficacia del 99,6%”, prosegue la ricercatrice. Nei 256 pazienti del gruppo che ha assunto antibiotici, l'intervento chirurgico si è rivelato non necessario nel 72,7 per cento dei casi. “Questi risultati suggeriscono che i pazienti con appendicite acuta non complicata dovrebbero poter scegliere, dopo essere stati adeguatamente informati su entrambe le opzioni, fra trattamento antibiotico e appendicectomia”, concludono gli autori.
Corrine Vons dell'ospedale Jean-Verdier di Bondy in Francia commenta in un editoriale: “grazie allo sviluppo di tecniche diagnostiche come la tomografia computerizzata e di antibiotici ad ampio spettro estremamente efficaci, sembra giunto il momento di considerare l'abbandono di appendicectomia di routine nelle forme non complicate che attualmente sono la maggior parte delle appendiciti acute”.
Anche una ricerca dell'Università di Nottingham apparsa sul British Medical Journal ha confermato queste intuizioni ripercorrendo le analisi di quattro studi precedenti che confrontavano le due terapie. È emerso che il trattamento antibiotico è comunque molto efficace e soprattutto abbatte il rischio di infezioni, con una percentuale inferiore del 31% rispetto all'intervento chirurgico. Krishna K. Varadhan, uno degli autori dell'indagine, spiega: “sui 900 casi che abbiamo considerato, trattati per metà in un modo e per metà nell’altro, il rischio di complicazioni è stato di oltre il 31 per cento inferiore nel gruppo curato con gli antibiotici, che hanno avuto un tasso di successo del 63 per cento”. Nella maggior parte dei casi in cui non si era verificata la regressione completa e definitiva della sintomatologia, è bastato un secondo ciclo di antibiotici. È rimasto tuttavia un 20 per cento di pazienti che sono stati costretti alla fine a subire l'intervento chirurgico, ma nel 4 per cento dei casi il soggetto è arrivato in sala operatoria con l'appendice perforata o gangrenosa, subendo per tal motivo un intervento più complesso, come nota Olaf Bakker, chirurgo dell'Ospedale di Utrecht, scettico nei confronti della teoria esposta dalla ricerca: “quando si forma una massa infiammatoria di tipo ascessuale chiamata flemmone, oltre all’appendice può diventare necessario asportare una parte di intestino”.
Non ci sta però il dott. Varadhan, che puntualizza: “a dire il vero però, nella casistica che abbiamo esaminato, il tasso di appendici complicate o perforate è risultato uguale nei due gruppi. Insomma, se non ci sono complicazioni conviene provare a verificare se un ciclo di antibiotici funziona”.
Per escludere complicazioni, tuttavia, ricorda Bakker, è necessario sottoporre i pazienti a TC, esponendoli a una quantità inutile di radiazioni.
Si tratta quindi di un'alternativa ancora da perfezionare per evitare rischi inutili e uno stravolgimento dei protocolli sanitari che potrebbe avere ripercussioni notevoli dal punto di vista economico e organizzativo.
Leggi altre informazioni
12/10/2018 Andrea Piccoli

Condividi la notizia su Facebookcondividi su Facebook

Puoi fare una domanda agli specialisti del forum e iscriverti alla newsletter, riceverai ogni 15 giorni le notizie più importanti.

Keywords |

Forum Partecipa!

Sondaggi Nei preliminari sessuali non bisogna tralasciare...
Che cosa? Vota | Risultati

Tutti i SONDAGGI di ItaliaSalute.it

Italia Salute sempre con te

Abbonati ai Feed Rss Aggiungi a IGoogle Aggiornamenti 
              sulla salute, sulla medicina, promozioni La Pubblicità su Italia Salute

Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante