(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) da Stephen Quake in collaborazione con colleghi danesi e di altri centri statunitensi. Secondo David K. Stevenson, altro ricercatore coinvolto, l’approccio non invasivo del test ha l’obiettivo di “intercettare una conversazione” tra la madre, il feto e la placenta.
"Misurando l'Rna cell-free nella circolazione materna, possiamo osservare i mutevoli schemi di attività genica che si verificano normalmente durante la gravidanza e identificare elementi che potrebbero segnalare ai medici il rischio di parto pretermine - spiega Stevenson -. Con ulteriori studi, potremmo essere in grado di identificare specifici geni e percorsi genetici che potrebbero rivelare alcune delle cause alla base del parto prematuro, suggerendo modi per prevenirlo".
Lo studio si è avvalso di due gruppi di donne, tutte a rischio elevato di parto pretermine. I ricercatori hanno individuato i biomarcatori nelle mamme che hanno partorito in anticipo. In un altro campione il team ha osservato invece i biomarcatori utili a calcolare l’età gestazionale del feto. Ora i test dovranno essere validati su campioni più ampi.

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11/06/2018 Andrea Sperelli

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