(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) rintracciare informazioni importanti per i medici per tutta una serie di patologie, grazie all'analisi del lacryglobin, una sostanza che serve da biomarcatore ad esempio per diversi tipi di cancro, come quello al seno, alla prostata, ai polmoni e alle ovaie. Particolarmente utile potrebbe essere il monitoraggio dei livelli di lacryglobin in quei pazienti colpiti da cancro che si trovano in fase di remissione.
Un'altra possibile applicazione riguarda la somministrazione di farmaci. L'idea è quella di realizzare una lente a contatto in grado di rilasciare in maniera graduale un medicinale, consentendo così una terapia molto più efficace ed equilibrata.
Vi sono poi le applicazioni più propriamente oculistiche. Un gruppo di ricercatori e ingegneri sta studiando ad esempio la fattibilità di una lente autofocalizzante, che modellerebbe la propria forma a seconda di dove è rivolto lo sguardo. Viene subito in mente la possibilità di utilizzo per le persone con presbiopia, che non avrebbero più la necessità di indossare occhiali da lettura.
Una società svedese, la Sensimed, sta lavorando invece a delle lenti a contatto per la misurazione della pressione intraoculare, fattore di rischio decisivo per chi è affetto da glaucoma.
Un altro gruppo di ricerca dell'Università del Michigan è partito dal grafene per la progettazione di una lente a contatto sensibile alla luce infrarossa, per consentire la visione notturna senza bisogno di indossare apparecchiature ingombranti.
Un'altra società di Seattle chiamata Innovega sta sviluppando delle lenti a contatto che possiedono una piccola area della propria superficie in grado di filtrare particolari lunghezze di luce rossa, verde e blu. L'obiettivo è fornire a chi le utilizza la possibilità di concentrarsi su un minuscolo schermo ad alta risoluzione posto a meno di un centimetro dagli occhi senza interferire con la vista normale. Minuscoli schermi attaccati agli occhiali apparirebbero come dei megaschermi da cinema. Le lenti e lo schermo fanno parte di un kit chiamato iOptik.
Ovviamente ci vorrà tempo prima di poter usufruire di tutte queste tecnologie, che dovranno evolvere verso una maggiore flessibilità e leggerezza, nonché dimostrare di essere sicure e affidabili.
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31/07/2014 Andrea Piccoli

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