(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e di malattia epatica cronica. Rispetto ai non bevitori, gli individui che avevano assunto 2-3 tazzine di caffè al giorno avrebbero mostrato il 38% di probabilità in meno di sviluppare l’epatocarcinoma e del 46% di probabilità in meno di sviluppare la malattia epatica cronica; tali valori salirebbero rispettivamente al 41% e al 71% aumentando il consumo di tazzine di caffè a 4 o più al giorno.
I meccanismi di azione attraverso i quali il caffè eserciterebbe effetti positivi sul fegato non sono pienamente compresi ad oggi, ma gli studi indicherebbero che il consumo di questa bevanda è in grado di ridurre l'accumulo di grasso e il deposito di collagene nel fegato.
Un consumo regolare di caffè sembra aiutare a prevenire i danni provocati al fegato dall’abuso di alcool e dal fumo di sigaretta oltre che migliorare i test di funzionalità epatica e prevenire le cirrosi, alcoliche e non-alcoliche. Molti sono infatti gli studi epidemiologici che da anni hanno evidenziato una correlazione inversa, non solo fra consumo regolare di caffè e cirrosi epatica, ma anche fra caffè e rischio di calcolosi biliare, in quanto il caffè stimola lo svuotamento della colecisti: quest’ultimo effetto sembra essere dose-dipendente, ma sembra anche scomparire se si superano i 300 mg/die di caffeina.
I due nuovi lavori riportati non fanno che confermare questo quadro, anche se l’aumento dell’effetto favorevole all’aumentare delle tazzine consumate va enunciato con cautela e sottoposto a verifica sperimentale.
Sempre in tema dei rapporti fra caffè e fegato sarà utile ricordare i risultati di un'altra ricerca piuttosto recente: una rassegna sistematica pubblicata nel 2014 su Liver Int., secondo la quale il consumo di caffè migliora i livelli ematici delle transaminasi in modo dose-dipendente, rallenta la progressione della cirrosi negli epatopazienti cronici, migliora la risposta alla terapia antivirale nella epatite C cronica ed è correlato in maniera inversa alla severità della steatoepatite in pazienti con steatosi epatica non-alcolica.
Uno studio condotto da ricercatori dell'Istituto Mario Negri di Milano diretti da Carlo La Vecchia, inoltre, sostiene l'effetto positivo del caffè sul rischio di cancro al fegato. Secondo le risultanze, la riduzione del pericolo si attesterebbe attorno al 40 per cento con riferimento alla forma più comune della neoplasia, il carcinoma epatocellulare.
Pubblicata su Clinical Gastroenterology and Hepatology, l'analisi ha preso in esame tutti gli articoli pubblicati sull'argomento fra il 1996 e il 2012, indagando nello specifico i risultati emersi da 16 studi in cui erano coinvolti 3.153 soggetti.
"La nostra ricerca conferma le ipotesi già avanzate che il caffè faccia bene per la salute ed in particolare per il fegato", spiega La Vecchia. “L'effetto favorevole nei confronti del cancro del fegato è probabilmente mediato dal ruolo che il caffè ha nel prevenire il diabete, la malattia che di per sé rappresenta un fattore di rischio per il tumore epatico. Nonostante i dati siano consistenti in tutti gli studi analizzati dai ricercatori non si può però escludere la possibilità che le persone malate di fegato diminuiscano volontariamente l'assunzione di caffè”, conclude il rapporto del ricercatore.
Peraltro, il caffè è spesso protagonista di studi di questo genere. Fra i tanti, uno studio effettuato presso il National Cancer Institute di Bethesda nel Maryland su 489.706 tra uomini e donne che si sono sottoposti a visite per dieci anni ed hanno risposto a domande su dieta e stile di vita dimostra che 4 tazze di caffè al giorno possono portare ad una riduzione del rischio di cancro all'intestino di circa il 15%.
I controlli hanno confrontato l'incidenza di cancro tra i bevitori di caffè e i non-bevitori evidenziando che l'effetto protettivo diviene evidente dalle 6 tazzine al giorno in su con una diminuzione del 40%.
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26/10/2015 Andrea Sperelli

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