(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) dell’Africa subsahariana ad alto rischio di contagio.
In fase di sperimentazione si trovano anche altri vaccini, fra i quali l’ormai famoso RV144, sul quale il direttore del Niaid (National Institute of Allergy and Infectious Diseases) americano, Anthony Fauci, dichiara: «Potrebbe essere l’ultimo chiodo da piantare nella bara dell’Hiv, se utilizzato con tutti gli altri mezzi che oggi abbiamo a disposizione per prevenire l’Aids».
Il vaccino era stato sperimentato già alcuni anni fa in Thailandia. Lo studio aveva lasciato emergere un'efficacia del 31 per cento, un risultato abbastanza scarso, ma sufficiente a far entusiasmare il principale autore dell'analisi, Morgane Rolland: «Questa è la prima volta che abbiamo visto una pressione sul virus a livello genetico causata da un vaccino efficace contro l'Hiv».
L'analisi aveva dimostrato l'esistenza di una risposta immunitaria particolarmente aggressiva in due siti della regione Env-V2, che si trova sulla parte esterna del virus Hiv. L'efficacia del vaccino nei confronti dei virus associati a queste particolari impronte genetiche era stata pari all'80 per cento.
«Questi risultati rafforzano sia quanto emerso su RV144 sia i dati del precedente studio, secondo cui gli anticorpi diretti nella regione V1V2 riducono il rischio di infezione. Nel complesso il lavoro suggerisce che la regione Env-V2 potrebbe essere un obiettivo fondamentale per i futuri vaccini contro l'Hiv», aveva affermato il colonnello Jerome Kim, autore senior dello studio.
I ricercatori americani sono partiti da qui per tentare di creare un vaccino più efficace. Per farlo, hanno modificato alcune componenti del vaccino allo scopo di renderlo più aggressivo contro uno specifico sottotipo del virus che circola in Sud Africa, dove è stata realizzata la nuova sperimentazione. La profilassi è in realtà costituita da due diversi vaccini, il primo dei quali utilizza come vettore il virus del vaiolo del canarino (Alvac-Hiv) per veicolare alcuni geni specifici del sottotipo C.
Il secondo vaccino, invece, ospita due proteine di superficie del virus chiamate gp20 e un adiuvante che ha lo scopo di aumentare la risposta del sistema immunitario.
Il nuovo vaccino, chiamato HVTN 702, va somministrato in 5 dosi nel corso di un anno. Nella sperimentazione saranno coinvolti 5400 uomini e donne non infetti e sessualmente attivi fra i 18 e i 35 anni.
«Se anche il vaccino dimostrerà un’efficacia limitata – spiega Fauci – potrebbe rappresentare un grande passo in avanti in quei paesi come il Sud Africa dove i tassi di infezione sono molto elevati».

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09/07/2018 Andrea Piccoli

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