(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) sviluppo del cancro alla bocca.
I dati dei pazienti sono stati associati con quelli delle concentrazioni di inquinanti atmosferici su base locale. È emersa un’associazione evidente fra livelli superiori di PM 2.5 e maggiori probabilità di sviluppare la neoplasia alla bocca. 1700 soggetti dello studio hanno ricevuto una diagnosi di cancro orale. I luoghi con una concentrazione di 40,37 μg per metro cubo erano associati a un rischio superiore del 43% di insorgenza del cancro rispetto a luoghi con una concentrazione non superiore a 26,74 μg per metro cubo. È stata registrata un’associazione anche con l’ozono, ma di misura inferiore.
Intanto potrebbe essere presto disponibile un nuovo test genetico per scovare cellule pre-cancerose nei pazienti che presentano lesioni alla bocca all'apparenza prive di complicazioni. Il nuovo test è il frutto del lavoro di alcuni ricercatori dell'Università Queen Mary di Londra che hanno pubblicato i risultati sulla rivista International Journal of Cancer.
Il nuovo test, denominato qMIDS (Malignancy Index Diagnostic System), è riuscito a rilevare la presenza di cellule cancerose con una precisione altissima, fra il 91 e il 94 per cento, partendo dall'analisi di oltre 350 campioni di tessuto della testa e del collo provenienti da 299 pazienti nel Regno Unito e in Norvegia.
L'inventore del test, Muy-Teck Teh dell'Istituto di Odontoiatria dell'ateneo inglese, spiega: “un test sensibile in grado di quantificare il rischio di cancro di un paziente è necessario per evitare di aspettare troppo prima di intervenire. Una diagnosi più veloce del cancro e una cura appropriata possono migliorare significativamente il risultato per i pazienti, ridurre la mortalità e alleviare i costi sanitari pubblici a lungo termine".
Il test misura i livelli di 16 geni che consentono di costruire un parametro di pericolosità della lesione prima che diventi cancerosa. Si tratta di un sistema molto meno invasivo e più veloce dei metodi utilizzati normalmente. È necessario infatti soltanto un campione di tessuto di 1 o 2 millimetri, e i risultati sono disponibili in meno di tre ore, un risparmio considerevole rispetto ai diversi giorni che bisogna attendere per ricevere gli esiti di un'istopatologia standard.
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11/10/2018 Andrea Piccoli

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