(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) una prima visita che comprendeva, tra le varie analisi, anche quella del d-dimero, i partecipanti sono stati seguiti per oltre quattro anni. Con una popolazione così grande comprendente anche persone molto anziane, è inevitabile che si verifichi la comparsa di malattie o anche la morte di una certa percentuale del campione.
“Nel corso del periodo di osservazione – dice Augusto Di Castelnuovo, principale autore dello studio – è stato registrato tra le persone seguite un certo numero di decessi, per cause differenti. Avevamo già misurato al momento della prima visita il livello di d-dimero nel sangue di tutti i partecipanti al progetto Moli-sani e abbiamo potuto così confrontare i livelli osservati nelle persone in seguito decedute con quelli delle persone rimaste sane, alla ricerca di una possibile associazione tra quella molecola ed il rischio di morte. I nostri risultati ci dicono che effettivamente il rischio aumenta con livelli ematici di d-dimero più elevati”.
“Il d-dimero - spiega Licia Iacoviello, responsabile del progetto Moli-sani - deriva dalla degradazione della fibrina, una sostanza che si forma nel nostro organismo durante la coagulazione sanguigna. Rappresenta quindi un segnale che il processo di coagulazione, che è alla base delle trombosi, è stato attivato. Per questo, quando un paziente presenta sintomi che fanno pensare ad una trombosi, i medici curanti richiedono anche questo esame per facilitare la diagnosi. Il dosaggio del d-dimero viene anche utilizzato in gravidanza ed è utile per seguire le complicanze trombotiche di pazienti operati per tumore. Nel nostro caso, invece, lo abbiamo considerato come un possibile aiuto nello stabilire chi, anche se ancora sano, ha un rischio aumentato di eventi fatali nel corso degli anni a venire. Se questi nostri risultati verranno confermati, il dosaggio del d-dimero potrà aggiungersi alla lista dei fattori di rischio già a nostra disposizione, come il colesterolo o l’ipertensione per fare qualche esempio, utili per identificare persone a maggiore o minore rischio di malattie a esito infausto”.
“Nel nostro studio - continua Di Castelnuovo – abbiamo preso in considerazione per ora solo gli eventi mortali. È già noto però che il livello di d-dimero è associato alle malattie cardiovascolari e anche ad alcune forme tumorali. Quindi i sospetti vanno in quella direzione. In futuro contiamo di affinare ancora di più i nostri studi per individuare con maggior precisione le patologie per le quali questa molecola può costituire un campanello di allarme”.
“Seguire negli anni i partecipanti allo studio - commenta Maria Benedetta Donati, membro del Comitato Direttivo di Moli-sani - dei quali sappiamo già molte cose grazie agli esami accurati a cui sono stati sottoposti e monitorare il loro stato di salute o l’insorgenza di malattie: è questo che il progetto Moli-sani, al pari di tutti i grandi studi epidemiologici, sta facendo giorno per giorno. È anche un dono straordinario che i cittadini del Molise hanno voluto fare a tutto il mondo per un più rapido avanzamento delle conoscenze mediche”.
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31/05/2013 Andrea Sperelli

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