(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) scoperte annunciate oggi mettono in luce il ruolo fondamentale del sistema immunitario nel causare il danno e aiutano a comprendere la natura dell’attacco immunologico all’encefalo e al midollo spinale, aprendo la possibilità di nuovi target terapeutici. I ricercatori hanno studiato il DNA di 9.772 individui affetti da Sclerosi Multipla e di 17.376 individui sani, provenienti da diverse popolazioni. Sono stati in grado di confermare 23 associazioni già note e di identificare 29 nuove varianti genetiche (e altre 5 probabilmente coinvolte) che determinano una suscettibilità alla malattia.
Un grande numero dei geni scoperti in questo studio gioca un ruolo fondamentale nel funzionamento del sistema immunitario, specificatamente nella funzione delle cellule T (una sotto-categoria di globuli bianchi responsabili della risposta immunitaria contro agenti esterni nel corpo, anche coinvolta nel meccanismo dell’autoimmunità), così come nell’attivazione delle “interleuchine” (sostanze chimiche che permettono l’interazione fra diversi tipi di cellule del sistema immunitario). È interessante che un terzo dei geni identificati da questo studio siano stati precedentemente implicati in altre malattie autoimmuni (quali la malattia di Crohn e il diabete di tipo I), sottolineando che gli stessi meccanismi eziopatogenetici sono coinvolti in più di una malattia autoimmune.
Precedenti studi hanno suggerito un collegamento fra un deficit di vitamina D e un aumento del rischio di sviluppare la Sclerosi Multipla. Insieme ai molti geni che giocano un ruolo diretto nel sistema immunitario, i ricercatori ne hanno individuati due coinvolti nel metabolismo della vitamina D, fornendo elementi aggiuntivi per un possibile collegamento tra fattori di rischio genetici e ambientali. Il Professor Alastair Compston dell’Università di Cambridge che, a nome dell’“International Multiple Sclerosis Genetics Consortium”, ha guidato il progetto insieme con Peter Donnelly della “Wellcome Trust Centre for Human Genetics” dell’Università di Oxford, afferma: “Identificare le basi della suscettibilità genetica di qualsiasi malattia fornisce importanti conoscenze sui suoi meccanismi. La nostra ricerca chiude un dibattito di vecchia data su cosa avvenga prima della complessa catena di eventi che portano alla disabilità nella Sclerosi Multipla. È adesso chiaro che la Sclerosi Multipla è primariamente una malattia immunologica”.
Peter Donnelly, che guida il “Wellcome Trust Case Control Consortium”, aggiunge: “Le nostre scoperte sottolineano il valore dei grandi studi genetici nella scoperta dei meccanismi biologici chiave responsabili delle comuni patologie umane. Queste scoperte non sarebbero state possibili senza un ampio network di collaboratori internazionali e senza la partecipazione di numerose migliaia di pazienti che soffrono di questa patologia”.
La Professoressa Sandra D’Alfonso, responsabile del laboratorio di Genetica presso il Dipartimento di Scienze Mediche di Novara, sostiene che “l’attuale scoperta è il frutto della collaborazione internazionale di gruppi di ricerca e di clinici che si occupano di genetica di sclerosi multipla. Inoltre, grazie all’avanzamento della tecnologia, è stato possibile arrivare all’identificazione di oltre 50 geni coinvolti nella suscettibilità alla malattia, mentre fino al 2006 era stato identificato soltanto un gene”.
Il Dottor Filippo Martinelli Boneschi, neurologo e responsabile del laboratorio di neurogenetica dell’Istituto di Neurologia Sperimentale, IRCCS San Raffaele, dichiara: “L’attuale scoperta rappresenta un fondamentale avanzamento nella conoscenza della malattia aprendo importanti prospettive anche in campo terapeutico”.
Il Professor Giancarlo Comi, Direttore dell’Istituto di Neurologia Sperimentale e del Dipartimento di Neurologia, IRCCS San Raffaele, sottolinea che “vari fattori genetici, diversamente combinati in ogni paziente, contribuiscono a determinare la suscettibilità individuale alla malattia dimostrando l’importanza della personalizzazione del trattamento”.
Il Dottor Maurizio Leone, Clinica Neurologica Ospedale Maggiore della Carità e IRCAD, sottolinea che “lo studio mette in primo piano il ruolo della genetica nella suscettibilità alla malattia ed apre importanti prospettive per capire l’influenza di diverse varianti genetiche nel decorso della sclerosi multipla, malattia molto variabile da paziente a paziente”.
Lo studio è stato cofinanziato in Italia dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), dal Ministero della Salute (Progetto Giovani Ricercatori), dalla Regione Piemonte e dalla Fondazione CRT.
In Italia la ricerca è stata coordinata dal Dr. Filippo Martinelli Boneschi (Istituto di Neurologia Sperimentale, Divisione di Neuroscienze, Istituto Scientifico San Raffaele, Milano) e dalla Prof.ssa Sandra D’Alfonso (Dipartimento di Scienze Mediche e IRCAD** Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, Novara), entrambi membri del consorzio strategico dell’IMSGC, che si sono avvalsi della collaborazione di diversi centri Sclerosi Multipla Italiani, coordinati dal Prof. Giancarlo Comi (Istituto di Neurologia Sperimentale, Divisione di Neuroscienze, Istituto Scientifico San Raffaele, Milano) e dal Dr. Maurizio Leone (Clinica Neurologica Ospedale Maggiore della Carità e IRCAD, Novara).
La Sclerosi Multipla è una delle più frequenti malattie neurologiche fra i giovani adulti e colpisce circa 2.5 milioni di individui nel mondo. È causata da un danno alle fibre nervose e al loro rivestimento protettivo, la guaina mielinica, a livello dell’encefalo e del midollo spinale. Le vie coinvolte – responsabili del corretto svolgimento di attività quotidiane quali il vedere, il camminare, la sensibilità, il pensiero e il controllo delle funzioni sfinteriche – non sono più in grado di trasmettere correttamente gli impulsi e alla fine vengono distrutte.

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11/08/2011

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