(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) cento di essi consumava frutta quotidianamente, in media 150 grammi, mentre il 6,3 per cento ha dichiarato di non mangiarne mai.
Nella fascia di popolazione più propensa a mangiare frutta, il rischio di malattie cardiovascolari era notevolmente più basso rispetto alla media, del 15 per cento per quanto riguarda l'infarto, del 25 per cento per l'ictus ischemico e del 40 per cento per quello emorragico. Complessivamente c'è un rischio inferiore del 32 per cento per i soggetti che mangiano frutta ogni giorno.
Il principale autore dello studio, Huaidong Du, spiega: "questi dati dimostrano chiaramente che il consumo di frutta fresca riduce il rischio cardiovascolare. Non solo, più se ne mangia più il rischio cala".
Un'altra ricerca pubblicata su Circulation da alcuni ricercatori della University of East Anglia di Norwich, che hanno analizzato i dati relativi a quasi 100mila donne giovani e di mezza età, si è concentrata invece sui frutti di bosco.
Il campione è stato seguito per 18 anni, e dai risultati è emerso che chi consumava con maggior frequenza fragole e mirtilli – ovvero almeno tre porzioni alla settimana – beneficiava anche di una riduzione del rischio di infarto del 32 per cento rispetto alle altre donne.
Anche in questo caso, il fattore protettivo sarebbe esercitato dalle antocianine, composti che fanno parte della famiglia dei flavonoidi. Tuttavia, anche la vitamina C sembra possedere proprietà interessanti per l’apparato cardiocircolatorio, come spiega il prof. Fabio Galvano, docente di Alimentazione e nutrizione umana dell’Università di Catania e coautore di uno studio pubblicato su Frontiers in Bioscience, al Corriere.it: “in effetti, ci sono studi che, seppure necessitino di ulteriore conferme, suggeriscono che questa vitamina interverrebbe sui fattori coinvolti nell'aterosclerosi. In particolare, grazie all’azione antiossidante, contrasterebbe la formazione del cosiddetto ‘colesterolo cattivo-ossidato’ (ox-LDL) che rappresenta l'inizio del processo aterosclerotico. La vitamina C, inoltre, avrebbe effetti benefici sull’endotelio (la membrana che riveste i vasi sanguigni), favorendo la dilatazione arteriosa e contrastando così l'ipertensione”.
Ma il tipo di consumo della frutta è fondamentale per assicurarsi tutto l’apporto nutritivo insito in questi “doni” della natura. Infatti, la conservazione in frigorifero riduce in maniera significativa il tasso di vitamina C presente nei frutti, in particolare per alcuni frutti come il melone, mentre non sembra avere effetti sulle antocianine. Conviene quindi consumare solo frutta fresca o, se proprio necessario, conservarla il tempo minimo indispensabile in frigorifero.
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09/11/2018 Arturo Bandini

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