(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) malattia che, a tutt’oggi, ha ancora una incidenza di mortalità a 6 mesi peggiore del cancro.
Per approfondire l'argomento, a margine del IV congresso 'Great Network International', in corso a Roma presso la scuola superiore di Polizia, il professor Salvatore Di Somma, vicepresidente dell'associazione internazionale di medici e responsabile della Medicina d'urgenza e pronto soccorso presso l'azienda ospedaliera Sant'Andrea di Roma, ha dichiarato: “l'uso dei vasodilatatori nella fase molto acuta dell'insufficienza cardiaca ha dimostrato di avere un impatto positivo sulla prognosi dei pazienti. È chiaro che siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione, perché abbiamo capito che quello che fa il medico d'urgenza in pronto soccorso ha un ruolo fondamentale in patologie così importanti. Patologie, lo voglio ricordare, che hanno una mortalità a lunga distanza intorno al 50% a un anno".
"Ora - prosegue il professore - si sta piano piano andando a conquistare quella stessa filosofia che abbiamo avuto qualche anno fa, prima con la trombolisi poi con l'angioplastica, secondo cui ciò che si fa in pronto soccorso, se si fa bene e prima, ha un impatto non solo immediato in termini di ore, ma persino a distanza di mesi e anni".
Usare il vasodilatatore nei pazienti con insufficienza cardiaca acuta, insomma, sembrerebbe migliorare l'outcome degli stessi. Ed è per questo che, secondo Di Somma, i medici "devono essere pronti a considerare molto di più l'uso di farmaci del genere in pronto soccorso".
Tra i biomarcatori che permettono di valutare la prognosi dei pazienti con insufficienza cardiaca, a richiamare l'attenzione è la 'Galectina 3', un marcatore che indica la quantità di fibrosi presente nel cuore. "Finalmente - dice Di Somma - dopo tanti anni abbiamo trovato un marcatore che, con un semplice prelievo del sangue, fa identificare i livelli di ipotetica fibrosi nel cuore".
"Nel momento in cui il paziente ha un'insufficienza cardiaca, se si riesce a misurare la sua fibrosi con la Galectina 3, si riesce ad avere anche un'indicazione prognostica che per questi pazienti è sempre molto importante".
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18/10/2013 Andrea Sperelli

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