(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) (Sgus). A dirlo è un’altra ricerca firmata da Valérie Devauchelle-Pensec del Service de Rhumatologie, Hôpital de la Cavale blanche, di Brest, e pubblicata su Rheumatology.
«La Sgus ha un grande impatto clinico nella diagnosi di sindrome di Sjögren primaria: è un esame non invasivo, facilmente accessibile e di semplice esecuzione, tutti motivi che ne consigliano l’inclusione negli accertamenti diagnostici», spiega la ricercatrice.
Per verificarne l'efficacia in termini obiettivi, i ricercatori francesi hanno analizzato 101 pazienti con un sospetto diagnostico di sindrome di Sjögren sulla base di una secchezza soggettiva orale e oculare, parotidomegalia ricorrente o bilaterale e di anomalie degli esami di laboratorio.
Prendendo come spunto la positività o meno dell'ecografia delle ghiandole salivari, gli esperti hanno diagnosticato la presenza della sindrome di Sjögren in 45 casi, con una sensibilità e una specificità del 60 e dell'87,5 per cento rispettivamente.
La dott.ssa Devauchelle-Pensec spiega: «aggiungendo l’ecografia, l’efficienza diagnostica globale della classificazione fatta dall’American college of rheumatology migliora in modo significativo: la sensibilità passa dal 64,4 all’84,4%, mentre la specificità resta essenzialmente invariata, calando solo lievemente dal 91,1 all’89,3%. Non solo l’esame non usa raggi X ed è meno costoso rispetto alle altre tecniche di imaging, ma genera anche un sostanziale miglioramento della performance diagnostica in base ai criteri Acr 2012. Per questo proponiamo di includere la Sgus nei futuri criteri di classificazione della sindrome di Sjögren», conclude la reumatologa.
Del resto, già prima che si manifestino i sintomi, la sindrome di Sjögren può essere diagnosticata grazie agli autoanticorpi circolanti nel sangue. A dirlo è una ricerca pubblicata su Jama. La sindrome di Sjögren è una malattia sistemica infiammatoria a carattere autoimmune nella quale le cellule immunitarie aggrediscono le ghiandole che secernono lacrime e saliva, provocando secchezza oculare, delle fauci e della pelle, in particolare quella del viso, che appare lucida e tirata.
“La causa resta ancora sconosciuta, ma la produzione di autoanticorpi specifici è caratteristica di questa malattia, che colpisce soprattutto le donne attorno ai 50 anni”, spiega Roland Jonsson, ricercatore al Broegelmann Research Laboratory dell'Università di Bergen, in Norvegia, che ha collaborato con i colleghi dei Dipartimenti di reumatologia e medicina di laboratorio della Lund University di Malmö, in Svezia, per la valutazione degli anticorpi presenti nel sangue prima della comparsa dei sintomi.
Il campione era formato da 360 pazienti affette dalla patologia: “per 41 donne e 3 uomini erano disponibili 64 campioni di siero ottenuti in media 7 anni prima della comparsa dei sintomi”, commenta il ricercatore norvegese.
Nel 66 per cento dei casi (29), gli autoanticorpi sono stati rilevati 18 anni prima della comparsa della patologia. “A nostra conoscenza, questa è la prima indagine sulla presenza di autoanticorpi pre-sintomatici nella sindrome di Sjögren. E il tempo medio di sei anni è una stima per difetto, in quanto tutti i sieropositivi avevano anticorpi circolanti nel loro primo campione di sangue disponibile”, evidenzia Jonsson, che conclude: “uno specifico profilo anticorpale può identificare gli individui a rischio di Sjögren molti anni prima che i sintomi facciano la loro comparsa. Tuttavia, l'importanza degli autoanticorpi pre-sintomatici nella prognosi e nel trattamento della malattia resta sconosciuta”.
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16/07/2014 Andrea Piccoli

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