(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) nostro studio dimostra solo un'associazione statistica tra uso di inibitori di pompa protonica e probabilità di sviluppare demenza, la presenza di un eventuale meccanismo biologico alla base di un possibile nesso causa-effetto dovrà essere esplorata da futuri studi prospettici e randomizzati svolti su casistiche sufficientemente ampie».
Lewis Kuller, ricercatore presso l'Università di Pittsburgh, in Pennsylvania, commenta: «Questi dati aprono una sfida interessante per valutare una possibile associazione tra inibitori di pompa protonica e rischio di demenza, argomento molto importante ai giorni nostri vista l'elevata prevalenza nell'uso di questi farmaci nelle popolazioni anziane a elevato rischio di demenza».
Anche una ricerca del Kaiser Permanente ha affrontato l'argomento. Stando a questa analisi, l'uso prolungato di farmaci per ridurre l'acidità di stomaco può comportare l'abbassamento dei livelli di vitamina B12, sostanza fondamentale per il corretto equilibrio del nostro sistema nervoso. Un suo deficit può provocare demenza, declino cognitivo e anemia.
I ricercatori hanno associato la mancanza della vitamina B12 con l'assunzione di medicinali per il bruciore di stomaco e per l'ulcera su un campione di quasi 26mila adulti, dei quali sono state analizzate le cartelle cliniche elettroniche. I dati sono stati poi messi a confronto con quelli di oltre 184mila pazienti che non avevano la stessa carenza di vitamina B12.
Lo studio, pubblicato sul Journal of the American Medical Association, dimostra che fra i 25.956 pazienti con deficit di vitamina B12 il 12 per cento aveva assunto gli inibitori di pompa protonica per almeno due anni, contro una percentuale del 7,2 relativa al gruppo di controllo.
Per quanto riguarda i farmaci antagonisti dei recettori H2 (H2RA), in qualsiasi dose giornaliera, le percentuali erano rispettivamente del 4,2 e del 3,2 nei due gruppi.
«I pazienti che hanno assunto farmaci Ppi per più di due anni hanno avuto un aumento del 65% del rischio di carenza di vitamina B12 – spiega il dott. Douglas A. Corley, gastroenterologo e ricercatore con il Kaiser Permanente Division of Research –. Dosi più elevate sono state associate a un rischio maggiore rispetto a dosi più basse. Le cartelle cliniche elettroniche del Kaiser Permanente ci hanno permesso di osservare ciò che accade nella pratica quotidiana con l’uso comune di questi farmaci».

Fonte: Jama

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24/02/2016 Andrea Sperelli

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