(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Center. In questo caso, Zhang ha scelto il Messico perché, come confessa candidamente, «qui non ci sono regole, mentre salvare vite è la cosa etica da fare».
Presso l'Università di Newcastle, dove la tecnica è stata messa a punto per la prima volta, prenderà adesso il via una nuova sperimentazione, la prima ad essere regolarmente autorizzata.
Lo scorso anno il Parlamento britannico aveva stupito il mondo approvando per primo l'utilizzo del nuovo trattamento.
La statistica medica dice che un bambino su 6.500 nasce con patologie gravi derivate da alterazioni e malfunzionamenti del Dna mitocondriale, che comportano problemi cardiaci, disturbi di natura mentale, cecità, debolezza muscolare e insufficienza epatica. La tecnica messa a punto dal dott. Doug Turnbull e dai suoi colleghi dell'Università di Newcastle evita al bambino di ereditare quelle disfunzioni connesse con certi mitocondri materni.
Turnbull ha dichiarato: «Quello che abbiamo fatto è come cambiare batterie a un laptop. La fornitura di energia ora lavora correttamente, ma nessuna delle informazioni nell'hard drive è stata modificata. Un bambino nato usando questa metodica avrà mitocondri che funzionano correttamente, ma sotto ogni altro aspetto avrà tutto il patrimonio genetico del padre e della madre».
Utilizzando la fecondazione in vitro, il Dna viene rimosso dall'embrione e impiantato nell'ovulo della donatrice, dalla quale in precedenza è stato rimosso il patrimonio genetico originario. Il risultato è che il feto eredita sia i geni dei genitori sia il Dna mitocondriale della seconda madre, presentandosi così come la creazione di tre genitori diversi.
Ci sono ovviamente critiche rivolte alla decisione dei parlamentari inglesi e alla tecnica in sé. Se le prime sono di natura etica e provengono dalla Chiesa, le seconde attengono all'aspetto puramente scientifico della questione. Alcuni medici sostengono infatti che gli effetti a lungo termine della procedura non possono essere previsti e possono mettere a repentaglio la salute dei bambini nati grazie alla tecnica, con particolare riferimento a un presunto maggior rischio di insorgenza tumorale.
Paul Knoefler, docente presso l'Università della California, commenta preoccupato: «Si tratta di terra inesplorata, e i rischi di complicazioni o malformazioni future sono notevoli».

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16/03/2017 Andrea Sperelli

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