(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) cognitive; si caratterizza anatomicamente per la presenza di depositi anomali di placche amiloidi e proteina tau a livello del cervello e per una progressiva perdita di tessuto cerebrale. Non è ancora chiaro però quale sia il meccanismo in grado di innescare la malattia.
Nello studio, il team del San Raffaele ha utilizzato uno strumento di imaging avanzato, detto DTI (Diffusion Tensor Imaging) per studiare la sostanza bianca di 53 pazienti affetti da tre tipi diversi di Alzheimer: quello ad esordio precoce e due varietà atipiche di Alzheimer giovanile dette sindromi focali che colpiscono soltanto alcune parti del cervello. La DTI è una tecnica di risonanza magnetica avanzata che sfrutta il movimento delle molecole di acqua per caratterizzare la microstruttura dei tessuti biologici ed è estremamente sensibile alle alterazioni della sostanza bianca.
“Nel nostro studio – spiegano Federica Agosta e Francesca Caso, prima autrice del lavoro – abbiamo utilizzato la DTI per individuare analogie e differenze nel danno della sostanza bianca nell’ambito di tutto lo spettro della malattia di Alzheimer ad esordio giovanile e in rapporto ai quadri di atrofia corticale.”
Dall’analisi emerge che tutti i pazienti avevano un esteso danno alla sostanza bianca (corpo calloso, fornice e fasci principali antero-posteriori) e presentavano danni regionali a carico della sostanza grigia. “Ma il danno alla sostanza bianca nei pazienti con sindromi focali – prosegue Agosta - era molto più grave e diffuso del previsto e non spiegabile solo attraverso l’atrofia della sostanza grigia, che era più localizzata.”
A differenza dell’Alzheimer a esordio tardivo, che colpisce dopo i 65 anni ed è caratterizzato principalmente da una progressiva perdita di memoria, i soggetti con Alzheimer ad esordio precoce presentano alterazioni a carico di diverse parti del cervello in aggiunta al classico quadro di atrofia dell’ippocampo e conseguenti deficit delle funzioni esecutive e visuo-spaziali. Le sindromi focali possono determinare alterazioni visive e deficit di linguaggio.
Secondo i ricercatori milanesi, questa scoperta supporta l’ipotesi che l’Alzheimer viaggi lungo le fibre della sostanza bianca, da una regione all’altra del cervello.
“Nelle forme a esordio giovanile e in quelle atipiche – spiega il professor Filippi – la degenerazione della sostanza bianca può rappresentare un marcatore precoce, che precede la comparsa di atrofia della sostanza grigia. Per questo la DTI ha le potenzialità di svelare l’estesa disorganizzazione dei circuiti cerebrali nelle forme focali, persino prima della comparsa di deficit cognitivi conclamati. Si tratta di un’opportunità diagnostica importante perché nelle prime fasi dell’Alzheimer focale potrebbe non esserci un grave danno strutturale e dunque i pazienti rischiano di sfuggire alla diagnosi e di essere esclusi così dai trial clinici”.
Uno studio precedente era giunto alla conclusione che nel liquido cerebrospinale delle persone che svilupperanno l'Alzheimer ci sono livelli elevati di particolari microvescicole. I ricercatori italiani dell'Istituto di Neurologia sperimentale diretto da Giancarlo Comi presso l'Ospedale San Raffaele di Milano hanno scovato quindi una nuova spia per la diagnosi e la prognosi della patologia neurodegenerativa che colpisce oltre 700mila persone in Italia.
Lo studio è stato realizzato da Roberto Furlan e Federica Agosta ed è stato pubblicato su Annals of Neurology. Secondo i ricercatori italiani, la diffusione dell'Alzheimer avverrebbe attraverso le fibre nervose che connettono le aree inizialmente colpite alle altre regioni cerebrali.
La sperimentazione ha interessato 157 pazienti, 106 dei quali affetti da malattia in stadio avanzato e 51 che presentavano sintomi lievi, il cosiddetto Mild Cognitive Impairment. Gli scienziati hanno scoperto nel liquido cerebrospinale dei soggetti alti livelli di microvescicole che derivano dalle cellule microgliali. L'incremento maggiore rispetto alla norma è stato registrato proprio nei pazienti con sintomi più leggeri, il che fa supporre che il fenomeno sia legato ai primissimi stadi della malattia e possa essere utilizzato per una diagnosi precoce.
La dott.ssa Agosta spiega: “abbiamo inoltre sottoposto un gruppo di pazienti a Risonanza magnetica con tensore di diffusione (3 Tesla), tecnica che permette di valutare il danno microstrutturale a carico dei fasci di sostanza bianca cerebrale ed è stato possibile evidenziare come la presenza delle microvescicole sia correlata al danno delle connessioni cerebrali strutturali. Questo dato potrebbe quindi sostenere il ruolo attivo della microglia nel processo di diffusione delle alterazioni patologiche della malattia di Alzheimer che, come suggerito da recenti studi sperimentali, sembrerebbe avvenire proprio tramite una propagazione lungo i fasci di sostanza bianca".
I pazienti malati di Alzheimer sono in continuo aumento, anche per via del progressivo allungamento della vita media. Per questo la scoperta di un metodo per il rilevamento precoce della malattia è tanto importante.
Leggi altre informazioni
03/06/2015 Andrea Sperelli

Condividi la notizia su Facebookcondividi su Facebook

Puoi fare una domanda agli specialisti del forum e iscriverti alla newsletter, riceverai ogni 15 giorni le notizie più importanti.

Keywords |

Forum Partecipa!

Sondaggi Nei preliminari sessuali non bisogna tralasciare...
Che cosa? Vota | Risultati

Tutti i SONDAGGI di ItaliaSalute.it

Italia Salute sempre con te

Abbonati ai Feed Rss Aggiungi a IGoogle Aggiornamenti 
              sulla salute, sulla medicina, promozioni La Pubblicità su Italia Salute

Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante