(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di Urologia (SIU), che si è concluso ieri a Napoli.
“Una curvatura del pene superiore ai 30 gradi è incompatibile con una buona penetrazione, e più è grave l'incurvamento, più aumentano il fastidio e il dolore nell'area della placca”, ha spiegato il prof. Vincenzo Mirone, segretario generale della SIU e professore ordinario di Urologia all’Università “Federico II” di Napoli. “Il trattamento di prima linea per la malattia di La Peyronie prevede l'uso delle onde d'urto (come per la cura dei calcoli): in caso di inefficacia si può puntare sulla collagenasi di Clostridium histolyticum iniettata intraplacca, e infine sulla chirurgia ricostruttiva, con l'applicazione di patch autologhi o eterologhi”, prosegue Mirone.
L'uso della chirurgia, fortunatamente, sta diventando sempre più raro proprio per l'efficacia e la semplicità d'utilizzo della collagenasi, indicata nel trattamento dei pazienti adulti. “Le prime evidenze di 'real life' relative all'utilizzo del nuovo farmaco continuano a confermare i risultati ottenuti nei trial clinici”, continua lo specialista. “A 10 mesi dalla sua commercializzazione, sono stati trattati oltre 120 pazienti in tutta Italia: nella casistica che ho presentato, riferita ai pazienti da me trattati, si è verificato un miglioramento medio della curvatura del pene del 32%, confermando i dati provenienti dalle sperimentazioni”.
La collagenasi di Clostridium histolyticum è un enzima – utilizzato anche per la cura della malattia di Dupuytren – che permette di “sciogliere” la placca di collagene. La sua infiltrazione da parte di un medico addestrato a farlo e che abbia un'approfondita conoscenza della malattia e del suo trattamento, associata ad esercizi di modellamento del pene, favorisce quindi la correzione della curvatura.
“Ad oggi il trattamento con collagenasi è iniziato presso diversi Centri italiani, e sempre più pazienti che soffrono della malattia e si presentano presso i nostri studi per una visita chiedono di poter essere trattati con questa innovativa terapia medica, anziché dover essere candidati a un intervento chirurgico”, conclude il prof. Mirone. “Auspichiamo che questa terapia possa entrare sempre più fra le varie opzioni di trattamento a disposizione del medico, per cercare di risolvere al meglio la patologia di questi pazienti e migliorare anche la loro qualità di vita”.
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11/10/2017 Andrea Piccoli

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