(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e indiretti in termini di giornate lavoro perse”.
Questa è la conclusione cui sono giunti gli urologi-andrologi della Società Italiana di Andrologia dopo un’attenta riflessione sui risultati dello studio pubblicato sul n. 86 della rivista internazionale Urology, realizzato da un gruppo di clinici turchi del Dipartimento di Urologia del Clinic of Ankara Training and Research Hospital.
“La calcolosi renale è una patologia in aumento anche a causa di una maggiore assunzione di proteine dalla dieta”, osserva Mauro Silvani Responsabile della Struttura Complessa di Urologia dell’ASL di Biella. “Il normale approccio terapeutico alla colica renale causata da calcoli di dimensioni inferiori ai 6mm prevede la somministrazione di alfabloccanti, uniti all’assunzione di abbondante acqua, agli antispastici e al suggerimento di camminare, correre, saltellare, compatibilmente con le condizioni di salute del paziente. Se dopo 4 settimane il calcolo non viene espulso per via naturale, diventa indispensabile intervenire chirurgicamente per ridurre il rischio di esclusione funzionale del rene”.
Lo studio turco è stato realizzato su pazienti maschi, maggiorenni, con colica renale o diagnosi di calcolo ureterale, randomizzati in 3 gruppi. Dei 90 soggetti rispondenti ai criteri di inclusione, 75 hanno completato lo studio che prevedeva una durata di 4 settimane con follow up a 2 e 4 settimane.
Al primo gruppo (gruppo 1 con 31 pazienti) era stata data come unica indicazione quella di avere almeno 3 rapporti sessuali alla settimana, al secondo gruppo (gruppo 2 con 21 pazienti) è stato somministrato un alfa-litico, al terzo gruppo (gruppo 3 con 23 pazienti) solo una terapia sintomatica, fungendo da gruppo di controllo.
A distanza di 2 settimane dall’avvio dello studio gli autori hanno osservato che nel gruppo 1 la percentuale di espulsioni spontanee dei calcoli era quasi doppia (84%) rispetto a quella del gruppo 2 (47%), mentre il gruppo 3 mostrava la percentuale più bassa (34%). A quattro settimane il 93,5% dei pazienti del gruppo 1, l’81% del gruppo 2 ed il 78% del gruppo 3 avevano espulso spontaneamente i calcoli.
“Le conclusioni dello studio ci portano a considerare che i rapporti sessuali abbiano un ruolo nel facilitare l’espulsione spontanea del calcoli ureterali e nel ridurne il tempo di espulsione”, sottolinea Alessandro Palmieri, Presidente eletto della SIA e Professore di Urologia presso la Clinica Urologica dell'Università di Napoli Federico II. “A differenza dei colleghi turchi, però, riteniamo che la ragione sia da ricercare non tanto nella liberazione di ossido nitrico (NO), tipica dell’erezione, ma nella combinazione di movimento e rilascio di endorfine. A beneficiarne sarebbero perciò potenzialmente anche le donne. Qualora, invece, studi più approfonditi e su una popolazione più ampia confermassero il ruolo dell’NO, si aprirebbe la possibilità di valutare una nuova indicazione per gli inibitori delle fosfodiesterasi di tipo 5, i farmaci contro la disfunzione erettile, che ne stimolano l’azione”.
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02/12/2015 Arturo Bandini

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