(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) tumori campani Mario Fusco, che ha contribuito alla redazione del rapporto dell'Iss. Fusco avrebbe sottostimato il pericolo e non avrebbe ascoltato gli appelli dei medici per l'ambiente.
Il rapporto riprende in parte dati già emersi dallo studio Sentieri di 20 mesi fa. I dati indicano un aumento dell'incidenza dei tumori nell'area della Terra dei Fuochi pari al 10 per cento rispetto alla media del Sud Italia. Ci sono punte davvero preoccupanti per alcuni tipi di neoplasia: a Napoli, ad esempio, si registra un 85 per cento in più di casi di tumori al fegato e alle vie biliari e quasi il 30 per cento in più di tumori allo stomaco.
Il dato peggiore riguarda però i bambini da 0 a 1 anno per i quali posto 100 l'indice d'incidenza dei tumori del Snc, Napoli registra (1996-2000) un indice 228.
«Si tratta di numeri assoluti molto piccoli: sette casi in totale in un anno rispetto a tre attesi che non impattano sull'assistenza ospedaliera - riflette Daniele - e peraltro la competenza in prima istanza di questa patologia è neurochirurgica e non oncologica. Il rapporto Istisan è cauto nell'individuare una causa ambientale per questo tipo di tumore e sottolinea che mentre l'associazione tra disturbi respiratori nell'infanzia e l'inquinamento atmosferico è ampiamente documentata, è al momento difficoltoso individuare i fattori ambientali specificamente associati all'insorgenza dei tumori infantili; le esposizioni rilevanti possono riguardare il genitore, il bambino nel grembo materno, o il bambino dopo la nascita».
Alcuni comportamenti individuali, primo fra tutti il fumo, possono essere ancora più rischiosi se associati all'esposizione ai contaminanti ambientali. «Ciò è vero anche per i fattori socio-economici», riprende il dott. Daniele. «I bambini che vivono in condizioni sociali avverse presentano esposizioni multiple e cumulative, sono più suscettibili ad un'ampia varietà di sostanze tossiche ambientali e spesso non hanno accesso a un'assistenza sanitaria di qualità per ridurre gli effetti di fattori di rischio ambientali. Sono dimostrate e note a livello internazionale associazioni tra esposizione a sostanze specifiche e singoli tumori come l'asbesto per i tumori maligni di pleura e polmone; il cloruro di vinile per gli epatocarcinomi. La possibile associazione tra una contaminazione multifattoriale come quella della Terra dei Fuochi e numerosi tipi diversi di carcinoma richiede la raccolta di numerosi dati e studi ed analisi estremamente complesse che vanno al di là dei compiti di un'associazione come Cipomo. Da questo punto di vista la diffusione in corso dei Registri Tumori da parte della Regione Campania su gran parte del territorio regionale contribuirà ad ottenere dati più completi e affidabili».
Riguardo al rischio specifico corso dai bambini, Rivezzi fa notare: «Che vivono nella Terra dei Fuochi due bambini su tre campani con tumori del Snc come glioma e glioblastoma, la cui incidenza cresce con il degrado ambientale, si sapeva da dieci anni. Da anni studi come Sentieri e Sentieri Kids dicono che dove c'è inquinamento forte cresce del 5% il rischio salute per l'età infantile; altri studi condotti da noi di Isde in Campania, di "biomonitoraggio", attestano relazioni tra concentrazioni di diossina e policlorodifenoli nelle donne gravide in relazione alla distanza da fonti presunte d'inquinamento ambientale, il crollo degli spermatozoi nei maschi, i metalli pesanti nei cordoni ombelicali. A fronte dei nostri dati, per anni ci siamo andati scontrando con il negazionismo di alcuni epidemiologi locali. Molto ci aspettavamo e ci aspettiamo dai 25 milioni previsti per la Campania dalla legge 6 febbraio 2013. Ora si applichi di più il principio di precauzione; ci sono aree dove la falda è inquinata e 2 anni fa vi furono 6 mila roghi legati allo smaltimento illegale di rifiuti. Dove arriva una segnalazione che rimanda al nesso causa-effetto, questo andrebbe preso in considerazione».
Ma uno degli accusati, ovvero Fusco, a sua volta ha delle rimostranze nei confronti dell'Iss, colpevole di non aver divulgato tutti i dati che il registro tumori Napoli 3 aveva offerto.
«L'eccesso di incidenza e mortalità generale e infantile non riguarda solo i 17 comuni della Asl Napoli 3 sud della Terra dei Fuochi ma anche gli altri 18 comuni che non rientrano in quella etichetta - denuncia Fusco al Mattino - io ho fornito tutti i dati ma sono stati omessi».
Della necessità di confrontare i dati provenienti dalla Terra dei Fuochi con quelli di altre aree «di controllo» è convinto Angelo D'Argenzio, responsabile del registro tumori casertano: «Nessuno nega alcune delle criticità di quei dati, ma tecnicamente è importante compararli con il resto dei comuni delle province di Napoli e Caserta per poter stabilire se trattasi di criticità ambientali o tipiche del territorio, che hanno anche, ma non solo, correlazioni con criticità ambientali».
Ad esempio, il dato inquietante sui tumori del fegato potrebbe essere spiegato, secondo D'Argenzio, con il fatto che la Campania è una zona endemica per l'epatite B, uno dei fattori di rischio maggiori per il cancro epatico.
Riguardo ai tumori delle vie respiratorie, D'Argenzio fa notare che la Campania, insieme a Lazio e Umbria, è la regione in cui si fuma di più. Di certo, ciò non toglie l'importanza di una bonifica delle aree compromesse a livello ambientale.
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21/01/2016 Andrea Piccoli

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