(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) radicalmente l’approccio al trattamento di questo “big killer”.
Rientra in questa classe di farmaci rivoluzionari alectinib, terapia target indicata per il tumore del polmone non a piccole cellule, con alterazione del gene ALK, una forma tumorale molto aggressiva, legata a un particolare riarrangiamento genico (ALK), che si presenta prevalentemente in pazienti giovani e non fumatori e con una prognosi particolarmente sfavorevole.
I più recenti progressi e risultati dello studio di fase III ALEX mostrano che alectinib, come trattamento di prima linea, riduce significativamente il rischio di progressione della malattia o morte del 57% rispetto a crizotinib dopo due anni di monitoraggio in pazienti affetti da NSCLC metastatico ALK-positivi. La mediana della sopravvivenza libera da progressione (PFS) nei pazienti trattati con alectinib, è più che triplicata rispetto ai pazienti trattati con crizotinib (34,8 mesi versus 10,9 mesi).
“Gli ultimi risultati emersi dallo studio ALEX mostrano un sostanziale miglioramento nell’efficacia di alectinib, che triplica la mediana della sopravvivenza libera da progressione rispetto alla terapia standard. Sono risultati molto importanti perché dimostrano come il farmaco permetta di tenere sotto controllo la malattia per oltre 30 mesi, offrendo ai pazienti una soluzione più efficace e tollerabile, e allo stesso tempo consenta di superare l’approccio più comune di somministrazione sequenziale di farmaci biologici. In questo modo alectinib apre nuovi orizzonti per i pazienti candidandosi a diventare un trattamento di prima linea”, afferma Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano.
L’impegno di Roche nella lotta al cancro del polmone non si esaurisce con le terapie a bersaglio molecolare. Gli sforzi in ricerca e sviluppo dell’azienda si sono infatti concentrati anche nel campo dell’immunoterapia, un approccio terapeutico all’avanguardia che mira a ripristinare l’attività del sistema immunitario contro il tumore. Diversi studi mostrano le enormi potenzialità offerte dall'anticorpo monoclonale anti PD-L1, atezolizumab, oggi indicato per il trattamento di pazienti affetti dal NSCLC localmente avanzato o metastatico e precedentemente sottoposti a chemioterapia, che potrebbe ottenere in futuro anche l'indicazione di trattamento di prima linea in aggiunta alla chemioterapia. Sono, infatti, attualmente in corso otto studi di Fase III volti a valutarne l’efficacia nel trattamento in monoterapia e in combinazione con altri farmaci. La terapia con atezolizumab ha assicurato una maggiore sopravvivenza rispetto al trattamento con docetaxel, come dimostrato da due importanti studi clinici internazionali: lo studio di fase II POPLAR e lo studio di fase III OAK, in corso di valutazione ai fini della rimborsabilità da parte di AIFA. Quest’ultimo, in particolare, ha provato come l’utilizzo di atezolizumab in pazienti con NSCLC localmente avanzato o metastatico e precedentemente sottoposti a chemioterapia, abbia portato ad una sopravvivenza complessiva di 13.8 mesi (OS), maggiore rispetto al dato di coloro a cui era stato somministrato docetaxel, pari a 9.6 mesi.
“I risultati dei due studi POPLAR e OAK”, commenta Filippo de Marinis “segnano un percorso di sviluppo importante specialmente per l’efficacia che atezolizumab ha dimostrato per la classe di pazienti negativi per PD-L1, che non hanno al momento alternative di trattamento. Allo stato attuale, si tratta del primo PD-L1 inibitore che è riuscito a dimostrare la sua efficacia in seconda linea mostrando sicuramente grande potenziale nel trattamento del tumore del polmone”.
Verranno inoltre presentati all’ASCO i risultati degli studi IMPower150 e IMPower 131. Il primo è volto a valutare atezolizumab in combinazione con bevacizumab e la chemioterapia con carboplatino e paclitaxel in pazienti con NSCLC non squamoso, non trattati precedentemente. L’analisi ad interim dei dati dello studio IMPower150, rilasciati oggi in anteprima, dimostra risultati positivi circa i tassi di sopravvivenza complessiva pari a 19.2 mesi rispetto ai 14.7 della terapia standard. Lo studio IMPower 131, invece, ha valutato la somministrazione combinata di atezolizumab con la chemioterapia come trattamento di prima linea per pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato squamoso, fornendo nuovi importanti risultati in termini di PFS.
"Questi dati su due nuovi farmaci per il trattamento del carcinoma del polmone rappresentano un nuovo traguardo nella storia di Roche, una storia fatta di coraggio nella ricerca scientifica e nell'innovazione", ha dichiarato Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche. "Questi risultati rappresentano il frutto del nostro continuo e duraturo impegno volto a migliorare le condizioni delle persone che convivono con questa importante patologia".
Leggi altre informazioni
17/05/2018 Andrea Sperelli

Condividi la notizia su Facebookcondividi su Facebook

Puoi fare una domanda agli specialisti del forum e iscriverti alla newsletter, riceverai ogni 15 giorni le notizie più importanti.

Keywords |

Forum Partecipa!

Sondaggi Nei preliminari sessuali non bisogna tralasciare...
Che cosa? Vota | Risultati

Tutti i SONDAGGI di ItaliaSalute.it

Italia Salute sempre con te

Abbonati ai Feed Rss Aggiungi a IGoogle Aggiornamenti 
              sulla salute, sulla medicina, promozioni La Pubblicità su Italia Salute

Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante