(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) è importante specialmente in caso di operazioni chirurgiche complesse”, precisa Erino Angelo Rendina, Ordinario di Chirurgia Toracica presso la Sapienza Università di Roma e Direttore Chirurgia Toracica Azienda Ospedaliero Universitaria Sant’Andrea di Roma, che chiosa: “Gli ospedali che fanno volumi eccessivamente bassi andrebbero disincentivati”. Ma quante sono e come sono distribuite le strutture che trattano questo carcinoma nel nostro Paese?
Le strutture italiane pubbliche o private accreditate che eseguono l'intervento per tumore al polmone sono 147: il 54% si trova al nord, il 19% al centro e il 27% al sud. Della totalità degli interventi, il 56% è stato effettuato al nord, il 27% al centro e il 18% al sud.
Il valore di riferimento ministeriale minimo di 100 interventi l’anno è raggiunto dal 27% dei centri: il 59% si trova al nord, il 33% al centro e l’8% al sud. Quanto alla mortalità a 30 giorni dall’intervento, la soglia massima stabilita è 0,5%. Le strutture che rispettano entrambi i valori di riferimento sono 7, pari al 5%.
Nel sesso maschile, il tumore al polmone è il carcinoma più diffuso a livello planetario. In quello femminile, invece, è 2° per incidenza dopo il cancro al seno. In base ai dati Aiom-Airtum ogni anno nel nostro Paese muoiono circa 33 mila persone per questa neoplasia e vengono fatte 110 nuove diagnosi in media al giorno. “Le statistiche mostrano, nell'ultimo ventennio, un costante aumento di incidenza. Ma l'incremento, in anni recenti, ha riguardato più le donne che gli uomini. Non vi è dubbio che alla base di questa impennata vi sia l’abitudine al fumo, in crescita nella popolazione femminile. La sua responsabilità è ormai nota da molti anni, così come l’impatto dell’inquinamento atmosferico nelle città occidentali industrializzate. Più difficile è dimostrare scientificamente il rapporto di causa-effetto tra il fumo passivo e l'insorgenza del carcinoma, per la discontinuità dell'esposizione”, dice Erino Rendina.
“Detto il ‘Big killer’, il carcinoma al polmone deve la sua cattiva fama al fatto che, essendo asintomatico nelle fasi iniziali, viene generalmente scoperto tardi”, spiega Rendina. Il 60% delle diagnosi arriva quando la malattia è in uno stadio avanzato e la via della chirurgia radicale non è più un'opzione. Ad oggi, in Italia, non ci sono esami di screening coperti dal Sistema Sanitario Nazionale che contrastino questo tumore. Lo strumento più efficace è la TC toracica a basso dosaggio, un esame che negli Stati Uniti viene offerto gratuitamente a tutti i grandi fumatori ed ex fumatori.
“La raccomandazione per i più a rischio di sviluppare la neoplasia - cioè i fumatori con più di 40 anni - è di eseguire controlli TC con scadenza semestrale o annuale. Questo test, anche ripetuto, non comporta rischi per la salute e permette di identificare i carcinomi quando sono ancora operabili e guaribili”, dice l’esperto.
“Il percorso inizia, in genere, con una prima visita dal medico di medicina generale per poi proseguire con un consulto dello specialista (pneumologo, oncologo o radiologo). Per arrivare alla diagnosi e capire a quale stadio si trova la malattia, si può ricorrere a diversi esami: oltre alla TC, la broncoscopia, la biopsia associata all'esame istologico, la radiografia del torace, la Pet, la scintigrafia polmonare e la Risonanza Magnetica”, spiega Erino Rendina.
“La chirurgia, in assenza di metastasi o di un rischio operatorio eccessivo per il paziente, è sempre il trattamento di prima scelta. Chemioterapia, radioterapia, terapia biologica e target therapy possono, invece, essere utilizzate prima dell’intervento - come terapia neoadiuvante - per ridurre la massa tumorale e rendere il carcinoma operabile, o successivamente - come terapia adiuvante - per prevenire il rischio di recidiva” , spiega l’esperto.
L’immunoterapia rappresenta la nuova frontiera per il trattamento del tumore al polmone non operabile. “Vi si ricorre in presenza di una molecola chiamata PDL1. In alcuni studi clinici giunti all’ultima fase di sperimentazione è adoperata anche come terapia neoadiuvante o adiuvante, prima o dopo l’intervento chirurgico”.

CLASSIFICA NAZIONALE

Le 5 strutture che in Italia effettuano un maggior numero di interventi sono:
- IEO - Istituto Europeo di Oncologia di Milano (n° interventi: 449)
- Azienda Ospedaliera Sant'Andrea di Roma (n° interventi: 428)
- Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (n° interventi: 398)
- Ospedale di Padova (n° interventi: 327)
- Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI) (n° interventi: 306)
In Italia le 5 strutture con le percentuali più basse di mortalità a 30 giorni dall’intervento chirurgico (che deve mantenersi inferiore allo 0,5%) e con volumi annuali di interventi sopra il valore di riferimento sono: l’Ospedale Borgo Trento di Verona (n° interventi: 144, mortalità: 0%), l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona “Umberto I” (n° interventi: 116, mortalità: 0%), l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma (n° interventi: 236, mortalità: 0,24%), il Policlinico Umberto I di Roma (n° interventi: 163, mortalità: 0,35%) e l’Ospedale San Raffaele - Gruppo Ospedaliero San Donato di Milano (n° interventi: 181, mortalità: 0,48%).

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25/07/2018 Andrea Sperelli

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