(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di un numero ridotto di piastrine e dall'alterazione dei meccanismi della coagulazione.
È possibile intervenire anche senza l'ausilio della chemioterapia. La prima paziente sottoposta a questa terapia innovativa nel reparto di Oncoematologia pediatrica del San Matteo di Pavia è Carlotta, 14 anni.
Prima è stata sottoposta a un agoaspirato midollare. La diagnosi è stata quella di leucemia acuta promielocitica, rara forma di leucemia mieloide acuta (ogni anno in Italia si ammalano di questa rara malattia tra i 5 e i 10 bambini), che in passato era accompagnata da un elevato tasso di mortalità. La nuova terapia prevede la somministrazione dell’acido trans-retinoico associato al tirossido di arsenico. La cura si sta rivelando efficace.
«Da alcuni anni a questa parte però la prognosi di questa malattia è cambiata – spiega il primario Marco Zecca –. Prima con l’introduzione, in associazione alla classica chemioterapia, di un derivato della vitamina A chiamato acido trans-retinoico. Poi, negli ultimissimi anni, con l’eliminazione completa della chemioterapia e con il trattamento con l’acido trans-retinoico associato a un derivato dell’elemento chimico arsenico, chiamato triossido di arsenico».
La somministrazione combinata di queste due sostanze, acido trans-retinoico e triossido di arsenico, non uccide le cellule leucemiche come fa invece la chemioterapia convenzionale, ma le porta a una progressiva maturazione e alla morte attraverso un processo quasi fisiologico di invecchiamento ed esaurimento.
Questo permette anche di evitare tutti gli effetti collaterali della chemioterapia, come la perdita dei capelli, nausea, vomito, indebolimento delle difese immunitarie, necessità di trasfusioni. E pericolo di emorragie che hanno un esito spesso mortale. I primi studi sulla cura della leucemia promielocitica acuta senza chemioterapia e con la combinazione di acido trans-retinoico e triossido di arsenico sono stati condotti dal professor Francesco Lo Coco, ematologo dell’Università “Tor Vergata” di Roma, anche in collaborazione con l’Ematologia del San Matteo di Pavia, e sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste mediche internazionali, nel 2013.
La forma promielocitica acuta è una leucemia a rapida progressione, caratterizzata dall'accumulo nel sangue di cellule bianche (leucociti) in stato immaturo chiamate promielociti. Di solito i leucociti si riproducono in forma ordinata e controllata all'interno del midollo osseo; in caso di leucemia invece, queste cellule continuano a dividersi ma non maturano e pertanto non sono in grado di funzionare come leucociti normali, causando un maggior rischio d'infezione e di emorragie. D'altra parte, il gran numero di cellule immature che invade il midollo osseo impedisce la formazione di cellule ematiche normali. La mancanza di globuli rossi e piastrine in numero e qualità normale comporta un'aumentata incidenza di anemia ed ematomi.
La leucemia promielocitica acuta può colpire adulti di tutte le fasce di età e rappresenta il 10% delle leucemie mieloidi acute. Come in tutte le cellule cancerogene, il processo neoplastico della leucemia promielocitica acuta incomincia con un'alterazione a livello di DNA. Questa induce la formazione di una proteina anomala chiamata PML/RAR, che blocca il processo di differenziazione cellulare, cioè impedisce la maturazione delle cellule in leucociti normali.
Negli ultimi tempi, tuttavia, dapprima in Cina e poi in altre parti del mondo, alcuni studi hanno avanzato l'ipotesi che un altro composto naturale, il triossido di arsenico, possa avere un'efficacia paragonabile a quella della chemio, senza ovviamente produrre gli stessi effetti collaterali quali perdita di capelli, nausea, vomito e immunosoppressione.
Lo studio italo-tedesco, coordinato dal Dipartimento di Ematologia dell'Università di Tor Vergata di Roma, ha analizzato l'efficacia di una combinazione di acido retinoico e triossido di arsenico, confrontandola con il protocollo sanitario utilizzato in questo momento, cioè acido retinoico e chemioterapia.
Dalle analisi emergono risultati davvero incoraggianti, dal momento che sugli oltre 160 pazienti seguiti, la sopravvivenza a due anni di quelli che hanno assunto la nuova combinazione è pari al 98 per cento, contro il 91 per cento dei soggetti a cui è stata somministrata la chemioterapia.
Lo studio rappresenta la base necessaria per poter pensare in futuro di accantonare l'opzione chemioterapica per questo tipo di tumore, ovviamente dopo una serie di rigorose verifiche.
Il prof. Francesco Lo Coco, docente presso l'ateneo romano, spiega intervistato dall'Ansa: «è la prima volta che viene dimostrato il successo di una strategia terapeutica per curare una leucemia acuta basata esclusivamente su terapie mirate. I nostri risultati sono un importante passo avanti per l’utilizzo di terapie mirate in altre forme leucemiche, in modo tale da ottenere la massima efficacia nell’eradicare le cellule maligne ma riducendo in modo drastico gli effetti tossici per il paziente. Questo studio ci ha portato a un risultato rivoluzionario e cioè che il cancro non è sempre irreversibile e che le cellule staminali neoplastiche, le più micidiali, che si nascondono in tutti i tumori, possono essere riconvertite e non uccise, usando farmaci mirati».
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26/04/2016 Riccardo Antinori

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