(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) età si preferisce attenuare i segni del tempo piuttosto che intervenire in modo più radicale con la chirurgia; ma anche perché dopo i 30 anni la pelle inizia a perdere progressivamente collagene rendendo così più evidenti i segni del tempo», spiega Gilardino.
Tre le aree indicate per mantenere un volto giovane. Innanzitutto la zona degli occhi dove diventano maggiormente visibili le cosiddette zampe di gallina. «Qui la recente approvazione da parte dell’Aifa - l’agenzia italiana del farmaco - ha confermato ottimi risultati della tossina botulinica. Il botulino infatti distende le rughe che tendono a formarsi, rendendo così lo sguardo più giovane e rilassato. Lo si può utilizzare anche per le rughe glabellari, ovvero quelle che si formano tra le sopracciglia e persino sulla fronte per alzare leggermente il sopracciglio rendendo così lo sguardo più luminoso», precisa la specialista.
Nel terzo inferiore del volto, ovvero la zona delle guance e della bocca «si ottiene una buona attenuazione delle rughe attraverso dei filler a base di acido ialuronico. È questa un’area dove si concentrano diverse rughe di espressione e si preferisce attenuarle andando a riempire i solchi che il tempo ha provocato sul viso», prosegue la dottoressa.
Altra zona particolarmente delicata è quella del collo dove la pelle tende a rilassarsi maggiormente.
«Collo, ma anche décolleté, richiedono interventi diversi. Qui infatti le pieghe che si formano con il tempo hanno la necessità di essere trattate in profondità. L’indicazione prima sarebbe quella di un intervento chirurgico, ma la medicina estetica viene incontro a chi non vuole affrontare un’operazione». Prosegue Gilardino: «Esistono diverse tipologie di trattamento per restituire elasticità alla pelle e stimolare la produzione di collagene nel derma. Indicata è Dermapen, una particolare “penna” che pratica delle microiniezioni che consentono di stimolare una rigenerazione profonda dei tessuti. Ottimi risultati si ottengono anche con i peeling stimolanti di Obagi, trattamento che prende il nome da un noto dermatologo americano: in questo caso è necessaria un’accurata preparazione dell’area da sottoporre a trattamento. Sono comunque procedure completamente non-invasive. Il numero delle sedute dipende sempre da caso a caso, ma nelle pazienti di circa 40-45 anni sono solitamente sufficienti poche sedute all’anno».
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08/09/2014 Andrea Sperelli

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