(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) il che paradossalmente è una brutta notizia. Infatti il batterio ha tutto il tempo di trasferirsi e colonizzare le persone che vengono in contatto con il primo soggetto. La speranza è affidata a nuovi composti in via di sperimentazione, che tuttavia necessitano di anni per arrivare alla commercializzazione.
La stessa minaccia era stata individuata anche da un team di ricercatori cinesi e britannici, che avevano osservato la resistenza di alcuni batteri a un altro potente antibiotico, la colistina.
A darne notizia è un articolo apparso su Lancet Infectious Diseases a firma di Jian-Hua Liu dell'Università del Guangzhou e di Timothy Walsh della University of Cardiff.
Secondo i ricercatori, proprio un abuso di colistina negli animali da allevamento avrebbe portato alla nascita di questi superbatteri, che potrebbero diffondersi presto in tutto il mondo. Nel caso in cui i batteri diventassero completamente resistenti al trattamento – secondo un fenomeno noto come apocalisse antibiotica – ci ritroveremmo di colpo catapultati nel Medioevo, alla mercé di qualsiasi infezione e con interventi chirurgici ridotti al minimo.
"Tutti i giocatori chiave sono ora sul campo per rendere l'era post-antibiotici una realtà - spiega Walsh alla Bbc - Se MCR-1 diventa globale, ma il problema è quando non se, e il gene si allinea con gli altri geni della resistenza agli antibiotici, cosa che è inevitabile, allora avremo molto probabilmente raggiunto l'inizio dell'era post-antibiotici. A quel punto, se un paziente è gravemente malato, ad esempio a causa dell'E. coli, allora non c'è praticamente più niente da fare".
Rispetto ai casi precedenti, la differenza sta nel fatto che la mutazione cruciale si è verificata in modo tale da essere facilmente condivisa fra i batteri.
"La velocità di trasferimento di questo gene di resistenza è incredibilmente alta, e non è una buona notizia", sottolinea Mark Wilcox, del Leeds Teaching Hospitals NHS Trust.
Uno studio inglese ha prodotto una stima delle possibili vittime a causa di infezioni ospedaliere.
La ricerca segnala la possibile infezione di circa 200mila persone e rischi derivanti anche da semplici agenti batterici, che diventano di giorno in giorno più forti e difficili da debellare.
In Europa è l'Italia a comportarsi peggio per quanto riguarda l'uso degli antibiotici, che vengono prescritti e assunti senza regole precise e in maniera esagerata. Ciò favorisce il rafforzamento dei principali batteri come ad esempio l'Escherichia coli.
Stando ai dati attuali, almeno 3 milioni di cittadini europei ogni anno si ammalano in ospedale a causa di un'infezione batterica, motivo per il quale i sanitari tendono a far restare i pazienti ricoverati il meno possibile.
Incaricato dal governo britannico di redigere un rapporto sul fenomeno dell'antibiotico-resistenza, l'economista Jim O'Neill è arrivato alla conclusione che se non verranno ideate contromisure valide a livello farmacologico, i superbatteri uccideranno oltre 10 milioni di persone ogni anno a fronte dei 700mila decessi di cui sono responsabili attualmente.
I pericoli più gravi arrivano dalle forme resistenti di Escherichia coli, malaria e tubercolosi. E a pagare il prezzo più alto saranno i paesi in via di sviluppo: “in Nigeria, entro il 2050 – spiega O'Neill - più di una morte su 4 sarà causata da infezioni antibiotico-resistenti, mentre in India si potrebbero perdere 2 milioni di vite in più ogni anno".
Il fenomeno sempre più preoccupante della resistenza agli antibiotici non ha a che fare solo con le prescrizioni “facili” da parte dei medici di base. L'antibioticoresistenza è infatti alimentata anche dal consumo eccessivo dei farmaci negli allevamenti, come dimostra una ricerca basata sull'analisi di ciò che avviene in Cina.
La Cina è il più grande produttore e consumatore di antibiotici, ma rappresenta anche lo specchio fedele di ciò che avviene su scala planetaria; sono molti infatti i paesi in cui non si tiene conto dell'impatto degli antibiotici sull'ambiente e sulla creazione di nuovi batteri in grado di resistere sempre di più sia nell'uomo che negli animali.
Dallo studio, pubblicato su Pnas, emerge la presenza negli allevamenti commerciali dei maiali in Cina di 149 geni unici resistenti agli antibiotici. Uno degli autori dello studio, James Tiedje, spiega: “la nostra ricerca riguarda principalmente la Cina ma riflette ciò che sta accadendo in molti paesi del mondo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità e la U.S. Food and Drug Administration hanno segnalato più volte la necessità di una migliore regolamentazione dell'uso veterinario degli antibiotici. La Cina - prosegue Tiedje - attualmente utilizza quattro volte gli antibiotici per scopi veterinari usati in Usa. Il farmaco è scarsamente assorbito dagli animali e una gran parte finisce nel letame: parliamo di settecento milioni di tonnellate solo in Cina. Letame usato come fertilizzante che porta i geni resistenti con sé e li diffonde anche attraverso il commercio internazionale. L'esposizione quotidiana agli antibiotici, come quelli per l'alimentazione animale, permette ai microbi che trasportano i geni resistenti di prosperare. In alcuni casi, questi geni diventano altamente mobili, nel senso che possono essere trasferiti ad altri batteri che possono causare malattie negli esseri umani. Si tratta di una situazione preoccupante perché le infezioni che causano non possono essere trattate con gli antibiotici".
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18/01/2017 Andrea Sperelli

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