(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) stenosi.
«La Tavi, meno invasiva dell'intervento chirurgico, viene eseguita spesso in anestesia locale, attraverso un'arteria dell'inguine, usando una sonda di circa 6 mm di diametro», ricorda Tarantini.
La stenosi aortica è la malattia valvolare cardiaca più diffusa. In termini percentuali, circa il 3,8% degli anziani con oltre 75 anni è colpito dalla patologia. Il 2 per cento, poi, è affetto dalla forma più severa e sintomatica.
«Quando è indicata la sostituzione della valvola aortica, la scelta tra i due tipi di procedura, sempre secondo le linee guida europee, deve essere stabilita da un team multidisciplinare, denominato "Heart team", costituito da un cardiologo, un interventista, un cardiochirurgo, un anestesista e altri operatori sanitari».
Sulla base delle caratteristiche anatomiche e cliniche di ogni paziente, i medici operano la scelta più indicata.
«Tutte queste raccomandazioni», prosegue Tarantini, «sono state ribadite anche in un documento della Società italiana di cardiologia interventistica (Gise) che definisce i requisiti strutturali e di processo che devono avere le strutture in cui si esegue la procedura Tavi - per esempio devono essere dotate di cardiochirurgia - e indica un percorso di formazione e qualifica specifica degli operatori».
La tecnica, secondo Tarantini, dovrebbe essere indicata anche nei pazienti più giovani nei casi in cui il rischio chirurgico risulta elevato per una serie di motivi.
«Purtroppo in Italia questa tecnica, come molte procedure chirurgiche di intervento per via transcatetere, è penalizzata: non dispone, infatti, di un codice di procedura che la identifichi in modo univoco, né di una tariffa Drg specifica, con sistemi di remunerazione adeguati, predisposti e assegnati invece solo in alcune Regioni».
Come spesso accade, quindi, le percentuali di accesso alla tecnica variano molto da regione a regione, il che comporta veri e propri flussi migratori sanitari nel paese.
Rispetto a Francia, Svizzera, Germania e paesi scandinavi, l’Italia risulta indietro per numero di valvole impiantate, mentre abbiamo una percentuale migliore rispetto al Regno Unito, dove non a caso i cardiologi hanno rivolto un appello al Nice (National institute for health and care excellence) per rivedere le linee guida sulle valvulopatie anche alla luce delle nuove raccomandazioni Esc/Eacts e delle evidenze del trial "Partner II" che ha dimostrato endpoint simili di sicurezza tra Tavi e chirurgia nei pazienti con As severa a rischio intermedio.
Un altro aspetto considerato nel corso del convegno è il numero molto alto di pazienti affetti da stenosi aortica non diagnosticata, fenomeno che in questo caso riguarda l’Europa intera.
Jarir O. Amarin, general practitioner (Gp) inglese, ha spiegato: «Occorre un protocollo per garantire una diagnosi precoce. La prima manifestazione è spesso lo scompenso cardiaco ma a volte la stenosi aortica è asintomatica e bisogna ricercare attivamente i segni caratteristici mediante auscultazione». «In un paziente anziano», aggiunge Tarantini, «soprattutto sopra i 65 anni, nel
quale compaiano fatica a fare sforzi o un dolore al petto o vertigini con sincopi, va sempre sospettata la stenosi aortica, la cui diagnosi non è così complessa perché è sufficiente appoggiare uno stetoscopio e sentire se c'è un soffio rude che è inconfondibile». Per l’eventuale conferma sarà poi sufficiente un’ecografia.
Secondo Tarantini, infine, si arriverà nel giro di 10 anni all’uso esclusivo della Tavi per la stenosi aortica di qualsiasi grado. «Su questo fronte sono già partiti 3 o 4 trial di confronto con il gold standard condotti su migliaia di pazienti», ricorda il professore dell’Università di Padova.
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12/10/2017 Andrea Sperelli

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