(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) la produzione di una proteina engager delle cellule T biospecifica, progettata per legarsi con un'estremità ai fibroblasti, e con l'altra alle cellule T.
Ciò ha permesso di mettere in moto le cellule T, che hanno ucciso i fibroblasti compromessi. «Abbiamo modificato il virus in modo che l'engager delle cellule T fosse attivo solo nelle cellule tumorali infette e in nessun'altra parte del corpo. La molecola engager delle cellule T è così potente che può attivare le cellule immunitarie all'interno del tumore in modo che attacchino i fibroblasti», spiega Freedman.
Secondo i ricercatori, la tecnica potrebbe portare alla riduzione della soppressione del sistema immunitario che si verifica nei carcinomi.
«Questi virus sono già in fase di sperimentazione nelle persone, quindi speriamo che il nostro virus modificato si potrà utilizzare in studi clinici già dal prossimo anno per scoprire se è sicuro ed efficace nei pazienti oncologici», affermano i ricercatori.
La terapia è stata testata con successo su tessuti neoplastici, fra cui tumori solidi alla prostata. Inoltre, l’approccio è stato sperimentato anche su campioni di midollo osseo umano sano. Non è stata registrata né tossicità né attivazione inappropriata delle cellule T.
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04/12/2018 Andrea Sperelli

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