(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) dell’arco aortico e dell’aorta discendente. Il trattamento chirurgico standard di queste seconde patologie molto complesse è gravato da complicanze neurologiche e da un elevato rischio di mortalità.
Per ridurre i danni neurologici nel tempo sono state sviluppate nuove tecniche chirurgiche che garantiscono una perfusione migliore del cervello durante l’intervento. Nonostante ciò permangono importanti le complicanze neurologiche centrali e periferiche (paraplegie), che possono arrivare fino al 25% dei casi nei centri ospedalieri con minor esperienza.
Per migliorare il risultato di questi complicati interventi le équipe di cardiochirurgia e chirurgia vascolare, guidate rispettivamente dai professori Alessandro Castiglioni e Roberto Chiesa, hanno sviluppato una nuova tecnica di sostituzione dell’arco aortico realizzata in tempi diversi (Debranch First Technique).
Il paziente prima viene sottoposto dai chirurghi vascolari a intervento di bypass carotido-succlavio, una procedura che permette di semplificare l’intervento sull’arco aortico e consente una perfusione cerebrale continua, riducendo al minimo i possibili danni ischemici cerebrali. Il mese successivo il paziente viene preso in carico dai cardiochirurghi che procedono alla sostituzione dell’arco aortico con una protesi su misura, E-Vita, disegnata appositamente per ciascun paziente. Tale protesi è formata da una parte standard e da una endoprotesi, che permette di correggere anche la prima parte di aneurisma dell’aorta discendente.
La combinazione delle conoscenze tecniche di cardiochirurgia e di chirurgia vascolare ha permesso di ridurre in maniera significativa tutte le complicanze neurologiche, cardiologiche, respiratorie, renali. La protesi E-vita potrà poi permettere ai chirurghi vascolari di completare il trattamento di un’eventuale aneurisma toraco-addominale attraverso il posizionamento di nuove endoprotesi per via percutanea.
Afferma il professor Castiglioni: “Nel 2018 abbiamo già operato 24 pazienti di età compresa tra i 30 e i 78 anni, con risultati ottimi: abbiamo ridotto in maniera significativa tutte le complicanze neurologiche centrali e periferiche e quelle cardiologiche. Dobbiamo il successo di questa nuova tecnica alla collaborazione proficua tra noi cardiochirurghi, i chirurghi vascolari e gli anestesisti e oggi siamo fieri di poterla proporre anche ad altri colleghi che, da altre strutture, si rivolgono al San Raffaele per la formazione”.
Il San Raffaele è uno dei primi centri al mondo nel trattamento chirurgico ed endovascolare degli aneurismi dell’arco aortico. Sono stati già stati avviati dai training in collaborazione con altri ospedali italiani per diffondere questa innovativa procedura.
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23/10/2018 Andrea Sperelli

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