(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) All'aggiunta di ogni linea di terapia si è osservato un relativo declino
graduale sia per quanto riguarda ORR che DCR, indipendentemente dalla scelta di
trattamento.
Rispettivamente, nella prima e seconda linea, le pazienti con tutti gli immunotipi
hanno continuato a mostrare una risposta clinicamente significativa al trattamento. Le pazienti con carcinoma della mammella triplo negativo hanno avuto risultati particolarmente negativi dopo linee successive di terapia, con assenza di risposta al
trattamento già dalla terza linea, rispetto al 21,8% delle pazienti con carcinoma della
mammella HER2-/HR+, al 24,3% delle pazienti HER2+/HR+ e al 30,8% delle pazienti HER2+/HR+.
Quando le pazienti erano alla loro ottava linea di terapia, solo quelle con carcinoma
della mammella HER2-/HR+ o HER2+/HR+ rispondevano al trattamento (16,7% e 14,3% rispettivamente).
«Questo studio dimostra che le pazienti con carcinoma della mammella metastatico
presentano maggiori probabilità di rispondere meglio ai trattamenti delle linee precedenti di terapia. È quindi importante che gli specialisti diano priorità ai farmaci più attivi nelle linee precedenti, in quanto è più probabile che si ottengano benefici clinici più a lungo termine», commenta Javier Cortes, specialista al Dipartimento di oncologia dell'Ospedale universitario Vall d'Hebron, Barcellona, Spagna.
Un ulteriore studio presentato all'ESMO ha valutato la sicurezza di eribulina nella
chemioterapia di terza linea in pazienti affette da carcinoma della mammella HER2-negativo metastatico o localmente avanzato. L'endpoint primario dello studio era la
sicurezza e gli endpoint secondari includevano il tasso di beneficio clinico, la
sopravvivenza complessiva e la sopravvivenza libera da progressione. Gli eventi avversi ematologici di grado 3 o 4 comprendevano neutropenia febbrile e neutropenia. Gli eventi avversi non ematologici più comuni comprendevano astenia di grado 3-4, alopecia e stipsi. È stato osservato un beneficio clinico nel 56% delle pazienti, la sopravvivenza libera da progressione mediana era 4,03 mesi e dopo venti mesi il 77,8% delle pazienti era ancora in vita.
Eribulina è attualmente indicata nell'Unione Europea nel trattamento di donne affette
da carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico che abbiano manifestato
progressione dopo almeno un regime chemioterapico per malattia in stadio avanzato. La terapia precedente deve aver previsto l'impiego di un'antraciclina e un taxano, nel
contesto adiuvante o metastatico, a meno che le pazienti risultino non idonee a ricevere questi trattamenti.
Uno studio clinico di Fase II, multicentrico, a braccio singolo (MERIBEL) ha valutato eribulina come terapia di prima linea per il carcinoma della mammella HER2- metastatico resistente ai taxani. In un gruppo di pazienti con prognosi negativa, il tempo mediano alla progressione (time to progression, TTP) era 4,1 mesi e il tasso di TTP a un anno era pari al 16,2%. La sopravvivenza complessiva a un anno era del 68,3% mentre la OS mediana non era stata raggiunta. Il tasso di risposta obiettiva era del 20,8% e il tasso di beneficio clinico pari al 26,4%. Gli eventi avversi più comuni di grado 3 e 4 rispettivamente erano neutropenia (18,9% e 0%), anemia (3,8 e 0%), neuropatia periferica (7,5% e 0%) e astenia (5,7% e 0%). Una paziente ha riportato neutropenia febbrile.
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07/10/2016 Andrea Sperelli

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