(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) corpo “oltre” il tumore.
“La radioterapia è uno strumento prezioso e imprescindibile in molti percorsi di cura del cancro”, spiega Gianpiero Catalano, Direttore UO Radioterapia del Gruppo MultiMedica. “Il tatuaggio rappresenta un ausilio, non l'unico, alla riproducibilità del trattamento: durante la terapia, che si esegue in più sedute, la paziente deve essere infatti riposizionata ogni volta nello stesso modo, affinché il campo irradiato sia sempre il medesimo. Un tempo la marcatura dei ‘punti di repere’ veniva eseguita con minore attenzione all’estetica e molte pazienti si portano ancora addosso dei segni piuttosto evidenti. Oggi invece si tratta di piccoli puntini, simili a nei. Ciononostante, accanto a donne che li tollerano, altre hanno il desiderio di liberarsene: c’è chi li copre con altri tatuaggi e chi li fa addirittura rimuovere chirurgicamente, con conseguenti cicatrici che vengono comunque preferite a quei puntini, vissuti come ricordo della malattia. La possibilità di cancellarli è un’opzione che, una volta concordata e condivisa con lo specialista radio-oncologo, può contribuire a migliorare la qualità di vita di molte pazienti”.
“I laser oggi disponibili, come il laser a picosecondi di nuova generazione che eroga una potenza elevatissima in un millesimo di nanosecondo, consentono di cancellare completamente i tatuaggi, anche quelli da radioterapia, piccoli in superficie ma spesso profondi”, evidenzia Matteo Tretti Clementoni, Direttore Medico di Laserplast a Milano, centro di riferimento per la laserterapia che, a partire da questo Ottobre Rosa, offrirà gratuitamente il trattamento di rimozione dei punti di repere alle donne che hanno avuto un tumore al seno (per informazioni: 02 841615).
“Rimuovere le ‘stigmate’ della patologia - prosegue Tretti Clementoni - può aiutare la paziente a raggiungere quello stato di salute cui fa riferimento l’OMS, quando parla di ‘well-being’: non solo assenza di malattia ma condizione di benessere fisico, psicologico e sociale. Sentirsi libere di indossare un bikini, libere di vivere la propria intimità: cancellare il tatuaggio della radioterapia significa aggiungere un ulteriore tassello nel percorso che ogni donna compie, per riappropriarsi della propria vita dopo il tumore. Nel mese della sensibilizzazione sul breast cancer, è importante sapere che, oltre a tutte le cure mediche, prioritarie e fondamentali, anche tornare a ‘prendersi cura’ del proprio aspetto fisico può essere in qualche modo parte della terapia”.
“La pelle è luogo privilegiato della comunicazione con gli altri”, afferma la psicoterapeuta Roberta Ganzetti, esperta in terapia EMDR presso l’Unità di Dermochirurgia e Chirurgia Plastica della clinica Villa Donatello di Firenze. “Quando queste pazienti arrivano finalmente alla guarigione, il tatuaggio da radioterapia diventa per loro un segno sulla pelle non più funzionale all’intenzionalità comunicativa originaria: è il retaggio di una malattia che non c’è più. Se la donna ha raggiunto una completa elaborazione dell’esperienza vissuta ed è pronta a lasciarsela alle spalle, è probabile che voglia liberarsi di un simile tattoo. Sapere che può rimuovere questo segno, e decidere di farlo, abbracciando il cambiamento, è un’importante forma di libertà”.
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31/10/2019 Andrea Sperelli

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