(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di pazienti, molti ricorrono al trattamento chirurgico per ridurre i disturbi e prevenire le complicanze. Va però ricordato che l’approccio chirurgico si limita a disostruire il naso e ampliare gli osti dei seni paranasali, ripristinando al meglio la funzione respiratoria e permettendo ai farmaci nebulizzati di raggiungere la mucosa dei seni, ma non è risolutivo in quanto non agisce sulle cause della malattia».
«Nello studio recentemente pubblicato su Acta Otorhinolaryngologica Italica», continua Matteo Gelardi, Presidente della Accademia Italiana di Rinologia (IAR), Responsabile del Centro Rinologico del Policlinico Universitario di Bari e firmatario dello studio, «abbiamo stabilito uno schema terapeutico mirato a controllare i sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti, in base alla classificazione del Grading Clinico-Citologico (GCC) che prende in considerazione diversi parametri (citologia nasale, asma, allergie e sensibilità all’acido acetilsalicilico) come fattori di rischio di recidiva post-chirurgica. Questo trattamento personalizzato evita di esporre il paziente al rischio di sotto o sovra-trattamento e di conseguenza alla possibilità di incorrere in una recidiva o negli effetti collaterali dei farmaci utilizzati».
Sono stati studiati per 5 anni 204 pazienti affetti da rinosinusite cronica con polipi nasali dei quali 120 avevano subito precedentemente un intervento chirurgico per la rimozione dei polipi. I pazienti sono stati trattati con corticosteroidi topici con periodo di somministrazione variabile in base al livello di rischio di recidiva e con corticosteroidi sistemici associati a irrigazioni nasali e acido ialuronico ad alto peso molecolare.
Altri farmaci come antistaminici, antibiotici, immunoterapie specifiche sono stati aggiunti a seconda della presenza di co-morbilità come rinite allergica, asma o infezioni concomitanti. Ne è emerso che: nel gruppo con rischio lieve il 92% dei pazienti non ha avuto peggioramenti e non è ricorso alla chirurgia, nel gruppo a rischio moderato il 44% dei pazienti non ha avuto peggioramenti e solo il 3,6% ha avuto necessità di ricorrere alla chirurgia contro il 13,6% del gruppo di controllo, infine soltanto il 5,7% dei pazienti del gruppo con rischio grave necessitava di trattamento chirurgico contro il 49% del gruppo di controllo. Inoltre, dal punto di vista obiettivo le dimensioni dei polipi nasali tendevano ad aumentare a una velocità maggiore nel gruppo di controllo che nei pazienti trattati con terapia personalizzata. Mentre era già nota l’attività dei corticosteroidi nelle poliposi, la novità è rappresentata dall’impiego dell’acido ialuronico 0,3% ad alto peso molecolare (Yabro) che ha svolto un ruolo determinante per la sua attività antinfettiva sui biofilm e di ripristino del battito ciliare».
«Questo studio apre la strada allo sviluppo e all’adozione di un nuovo approccio alla gestione della rinosinusite cronica con polipi nasali sulla base di una classificazione clinica e citologica che permetta di stimare con accuratezza la gravità della malattia e di adattarne il trattamento al fine di informare meglio il paziente, migliorare l’aderenza terapeutica, il controllo della malattia e limitare il ricorso alla chirurgia», aggiunge Carlo Antonio Leone.
«Questo nuovo approccio», conclude Gelardi, «svela in modo incontrovertibile che ogni poliposi nasale è diversa dall’altra e, anche in questo campo come già in altri, la medicina di precisione è la risposta per trattare questi pazienti che dovranno accettare e comprendere la natura cronica della propria patologia ed essere disposti a seguire le indicazioni che ne consentono un buon controllo».

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02/05/2017 Andrea Sperelli

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