(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) in ogni azione che prevede movimento, e che esercita i suoi ‘vitali’ effetti sull’intero organismo.
Klotho e miochina sarebbero in grado di rallentare gli esiti dell’invecchiamento, specie in pazienti senior, contrastando la perdita di forza e massa muscolare, potenziando invece la funzionalità cardiovascolare, la resistenza delle cellule allo stress e la migliore preservazione delle facoltà cognitive.
«Le nostre ultime ricerche - spiega la dottoressa Fabrisia Ambrosio, Associate Professor del Dipartimento di Medicina fisica e Riabilitazione dell’Università di Pittsburgh e Direttore della Riabilitazione per UPMC International – hanno dimostrato che l'attività contrattile muscolare indotta dall’esercizio fisico e dalla stimolazione elettrica neuromuscolare è in grado di fare aumentare i livelli di klotho e il potenziale rigenerativo dei muscoli nei pazienti anziani, con sensibili vantaggi sulla ridotta progressione delle patologie neurodegenerative. I promettenti risultati ottenuti fanno ritenere che l’esercizio fisico, introdotto in programmi di riabilitazione personalizzati in base alle condizioni fisiche del paziente, possa contribuire a contrastare il declino di tessuti e fibre muscolari così come delle facoltà cognitive, preservando in particolare la memoria». È invece in corso uno studio condotto da UPMC e ISMETT e finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico italiano, per valutare la potenzialità della stimolazione elettrica neuromuscolare nel prevenire declini cognitivi anche in pazienti lungodegenti in terapia intensiva.
I benefici esercitati dall’attività fisica sono evidenti anche in caso di patologie ortopediche, come l‘artrosi, una malattia cronica degenerativa prevalentemente a carico degli arti inferiori tra cui anche, ginocchia e segmento tibio-tarsica, ma anche del rachide lombare e cervicale. L’artrosi interessa all’incirca un terzo della popolazione italiana sopra i 65 anni, con un sensibile impatto sulla qualità della vita a causa del dolore, la scarsa mobilità e la perdita di autonomia.
«L’attività fisica – dichiara il dottor Marco Chillemi, specialista in Ortopedia e Traumatologia all’Università di Perugia e collaboratore alla Terme di Chianciano – inserita in un programma di prevenzione primaria, con esercizi di rinforzo muscolare e fitness aerobico, specie nel paziente anziano artrosico, contribuisce all’attenuazione del dolore, ripristinando la funzione articolare, il generale miglioramento dello stato di salute e della qualità della vita».
Buone notizie anche riguardo al fegato grasso, una patologia che causa l’accumulo di grassi a livello epatico con effetti infiammatori, che in Italia ha una prevalenza di circa il 25-30%, e interessa più di frequente pazienti con disturbi cardiovascolari, sindrome metabolica, patologie neurodegenerative o neoplastiche: «Esistono evidenze scientifiche – conclude il professor Ferruccio Bonino, di UPMC Institute for Health e Università di Pisa - che l’esercizio fisico di tipo aerobico, indipendentemente dalla frequenza e intensità, introdotto in programmi terapeutici riabilitativi dedicati, è in grado di migliorare la sintomatologia e le condizioni di pazienti affetti da fegato grasso, anche in condizione di sovrappeso e/o obesità».

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04/05/2018 Andrea Sperelli

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