(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e dallo stress ossidativo sull’osso, e perché spesso sottoposte a terapie che ne aumentano la probabilità. Inoltre in questi pazienti la frattura ha un impatto molto negativo perché un eventuale ricovero scompensa spesso la malattia. Prevenire le fratture è perciò molto importante. Gli studi più recenti hanno mostrato che i pazienti in terapia con gli inibitori della dipeptidil-peptidasi 4 (DPP-4) hanno un miglior stato dell’osso, ma il motivo non è ben chiaro: il mio progetto indagherà la correlazione fra l’uso di questi farmaci e i livelli di vitamina D, che ha potenti effetti di immunomodulazione e i cui livelli sembrano aumentare in corso di trattamento con gli inibitori di DPP-4».
Il progetto coinvolgerà circa 200 pazienti che saranno sottoposti a indagini per capire come si modifica il metabolismo della vitamina D a livello del tessuto adiposo, dove la vitamina viene depositata, e, nell’intestino, dove viene assorbita. Inoltre la ricercatrice studierà lo stato osseo e anche la situazione infiammatoria generale dei pazienti in trattamento o meno con inibitori di DPP-4, perché si è scoperto che questo enzima ha proprietà infiammatorie mentre la vitamina D, il cui bilancio nell’organismo sembrerebbe favorito da questa classe di farmaci, ha effetti opposti.
«Il progetto di Ilaria Barchetta - spiega Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell’ISS e membro del board scientifico della Fondazione Lilly- è stato riconosciuto come il migliore tra i 18 presentati, e potrà dare preziose indicazioni ai medici nella scelta delle terapie per i pazienti con diabete. Anche quest'anno è stato un centro d'eccellenza straniero a scegliere il miglior progetto di un ricercatore under 35, premiato con 210 mila euro in tre anni per portare avanti gli studi nel suo laboratorio: l’iniziativa vuole infatti valorizzare la ricerca in Italia e, dal 2008 premia annualmente un giovane ricercatore italiano, fornendogli i mezzi per continuare a lavorare nel nostro Paese, assegnando la borsa attraverso una metodologia meritocratica basata su un sistema di peer review internazionale. I valutatori, infatti, sono stati sorteggiati da un notaio fra i migliori centri europei del settore».
«Capire meglio la relazione fra gli elementi in gioco – aggiunge la ricercatrice che fin dal dottorato si è interessata allo studio del diabete e al ruolo della vitamina D come fattore immunomodulante – potrà aiutare a scegliere con maggior precisione le terapie per chi soffre di diabete: per un paziente con un elevato rischio di frattura la scelta di inibitori di DPP-4 potrebbe essere più vantaggiosa rispetto ad altri farmaci con un effetto neutro, o spesso anche dannoso, sull’osso».

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19/12/2016 Arturo Bandini

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