(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e oggetti per la casa».
I dati indicano che il Ths aumenta lo stress ossidativo cellulare amplificando l'attività della superossido dismutasi (Sod) e i livelli di perossido di idrogeno (H2O2), riducendo al contempo l'attività degli enzimi antiossidanti catalasi e glutatione perossidasi (Gpx), che scindono l'H2O2 in H2O e O2.
«Ciò si traduce in perossidazione lipidica, nitrosilazione delle proteine e danno al Dna. In conseguenza di questi cambiamenti molecolari si ha iperglicemia e insulinemia. Infatti abbiamo trovato ridotti livelli del recettore dell'insulina, Pi3K, Akt, tutte molecole importanti nella segnalazione dell'insulina e nell'assorbimento del glucosio da parte delle cellule», spiegano i ricercatori.
Per capire se gli effetti sulla resistenza all'insulina Ths-indotta fossero causa di aumento dello stress ossidativo, i topi esposti a Ths sono stati trattati con gli antiossidanti N-acetil cisteina (Nac) e alfa-tocoferolo (alfa-toc), scoprendo così che lo stress ossidativo, il danno molecolare e la resistenza all'insulina venivano invertiti in maniera significativa.
«Se confermati negli esseri umani, i risultati potrebbero avere un forte impatto su come le persone vedono l'esposizione alle tossine di tabacco ambientale, in particolare per bambini, anziani (più suscettibili alle malattie) e lavoratori in ambienti in cui il fumo di tabacco ha avuto luogo», hanno spiegato gli autori.
Secondo un'altra ricerca pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology Medical Journal, chi è esposto al fumo passivo rischia più degli altri l'insorgenza del diabete di tipo 2.
Nello specifico, l'aumento del rischio è pari al 22 per cento per i non fumatori e del 37 per cento per i fumatori. Lo studio, firmato da Frank Hu dell'Università di Harvard e da An Pan della Huazhong University of Science and Technology, si è basato sull'analisi di 88 ricerche e oltre 6 milioni di casi.
"Considerando la prevalenza dei fumatori rispetto ai non fumatori in tanti paesi del mondo e la crescita del problema del diabete in tutto il mondo, la riduzione dell'uso del tabacco deve essere una priorità delle politiche sanitarie pubbliche, che potrebbe anche potenzialmente contribuire alla prevenzione e al controllo del diabete", hanno affermato i due studiosi presentando la ricerca.
Il fumo passivo, peraltro, rappresenta una vera e propria minaccia per la salute di chi è costretto a respirarlo, in particolar modo i bambini. Un team di ricercatori scozzesi ha pubblicato sulla rivista Tobacco Control un'analisi secondo cui vivere con un fumatore espone una persona non fumatrice a un livello di inquinamento tre volte superiore a quello limite per la sicurezza.
“C'è una prova chiara che l'esposizione a fumo passivo sia associata a una vasta gamma di eventi negativi per la salute, che include la morbilità respiratoria e cardiovascolare”, spiega il dott. Sean Semple dell'Università di Aberdeen, che ha coordinato lo studio.
I ricercatori hanno analizzato i livelli di PM2,5 – le famigerate polveri sottili – in case di scozzesi fumatori e non fumatori, ricavando i dati da 4 studi realizzati fra il 2009 e il 2013, per un totale complessivo di 93 case di fumatori e 17 case di non fumatori.
La concentrazione di PM2,5 era rispettivamente 31 (10-111) mcg/m3 e 3 (2-6,5) mcg/m3.
“Il range di concentrazioni di PM2,5 misurato in case di fumatori è ampio, con circa il 25% di queste case con concentrazioni medie nelle 24 ore superiori a 111 μg/m3, più di 11 volte quella raccomandata come concentrazione media annua dall'Oms”, spiega Semple.
Secondo le stime dei ricercatori, un non fumatore che vive con un fumatore inala una quantità di polveri sottili nel corso della vita paragonabile a quella di un non fumatore che vive in una città inquinata come Pechino.
“La maggior parte dei non fumatori che vive famiglie che fumano sperimenterebbe una riduzione di oltre 70% nella sua inalazione giornaliera di PM2,5 se la sua casa diventasse senza fumo”, concludono i ricercatori.
Secondo i dati, il 15 per cento dei casi di asma nei più giovani è legato proprio all'esposizione al fumo delle sigarette.
Ma le cifre più inquietanti arrivano da un documento dell'Organizzazione mondiale della sanità riguardante proprio i danni da fumo passivo. Stando ai risultati di una ricerca pubblicata su Lancet, oltre 600 mila persone muoiono ogni anno a causa dell'esposizione al fumo di sigarette. L'aspetto preoccupante è che un terzo sono bambini.
Si tratta del primo studio a livello mondiale sull'argomento, un fenomeno che conduce alla morte per cause legate ai comportamenti degli altri e non per uno stile di vita sbagliato. Secondo i dati, le vittime sono in maggioranza donne e i decessi sopraggiungono a causa di malattie cardiovascolari nel 60 per cento dei casi, per infezioni respiratorie per un altro 30 per cento e per asma e tumore ai polmoni per i restanti casi.
Come accennato, la ricerca ha mostrato l'estrema pericolosità del fumo passivo per i bambini, che sono soggetti soprattutto alla cosiddetta “sindrome da morte improvvisa del lattante”, a polmonite e asma. Il problema principale è che il luogo di maggiore esposizione al fumo passivo è la casa, dove per i bambini – e non solo – è praticamente impossibile sfuggire alle fonti di contaminazione rappresentate dai genitori e dagli altri parenti.
Solo una minima percentuale di persone al mondo (quasi l'8 per cento) vive in paesi che adottano una legislazione anti-fumo adeguata, secondo i canoni dell'Oms. In questi paesi, fra cui l'Italia, la potenziale esposizione al fumo passivo nei locali pubblici scende drasticamente del 90 per cento, incidendo anche sulla vendita e sul consumo di sigarette.
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15/04/2016 Andrea Piccoli

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