(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di iniziare la desensibilizzazione alimentare, una procedura che comporta l'introduzione di quantità incrementali di cibo trigger nella dieta, nel tentativo di indurre tolleranza», spiega Sharon Chinthrajah, coordinatrice della sperimentazione.
Il team californiano ha reclutato 48 bambini fra i 4 e i 15 anni affetti da due o più allergie alimentari, randomizzandoli a ricevere omalizumab o placebo per 16 settimane. La desensibilizzazione è iniziata 8 settimane dopo il trattamento, introducendo da due a cinque alimenti in quantità crescenti.
Alla fine dello studio, gli scienziati hanno scoperto che l’80 per cento dei bambini del gruppo omalizumab poteva assumere proteine scatenanti di almeno due alimenti senza mostrare reazioni allergiche. Una percentuale che nel gruppo placebo scendeva al 33 per cento.
Commentando la ricerca, Lars Poulsen dell’Ospedale universitario Gentoge di Copenaghen ha spiegato: «Lo studio propone un'interessante opzione terapeutica per i pazienti più gravemente colpiti, e quindi più difficili da trattare, da allergie alimentari, un'epidemia che sembra essere una tempesta perfetta che comporta una maggiore prevalenza di bambini sensibilizzati».

Fonte: Lancet
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08/01/2018 Andrea Sperelli

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