(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) causano la creazione di filamenti e il loro accumulo tipico del morbo di Alzheimer. Gli scienziati hanno esaminato il cervello di una donna morta a causa della malattia. Per farlo, hanno utilizzato per la prima volta la Crio-microscopia elettronica, una tecnologia che consente di osservare i campioni di tessuto nel loro stato naturale, senza bisogno di aggiungere tinture o altri composti per evidenziare parti specifiche.
Grazie alle immagini ottenute, i ricercatori hanno realizzato un preciso modello tridimensionale che ha permesso di individuare la struttura centrale dei filamenti e la conformazione dei 73 aminoacidi che li costituiscono. Ogni filamento è formato da due protofilamenti appaiati a forma di C. Sulla loro superficie si trovano addensamenti che respingono le molecole d’acqua, il che spiega la difficoltà che ha l’organismo a dissolverli.
«Con lo stesso sistema di osservazione che è stato utilizzato in questo studio, si può studiare il coinvolgimento della proteina Tau anche nelle altre malattie», osserva Bernardino Ghetti. «Il prossimo passo è la demenza frontotemporale, che colpisce persone più giovani rispetto al tipico malato di Alzheimer. Nel 45% delle forme di demenza frontotemporale, la malattia è causata da proteina Tau alterata, che si aggrega formando filamenti diversi da quelli dei grovigli di Alzheimer. Il potenziale della nuova tecnica, usata per il lavoro pubblicato su Nature, è di darci delle immagini precise di tutte le forme di Tau patologica esistenti. Inclusa la Tau abnorme che può colpire i pugili e i giocatori di football americano».

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10/07/2017 Andrea Piccoli

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