(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) solo nelle esperienze di pre-morte: anche i pazienti affetti dalla sindrome di Cotard coltivano la convinzione illusoria di essere deceduti. Questo disturbo, che può apparire in conseguenza di un trauma, ma anche negli stadi avanzati del tifo o della sclerosi multipla, è stato collegato a regioni del cervello quali la corteccia parietale e quella prefrontale. La corteccia parietale è coinvolta nei processi legati all’attenzione e quella prefontrale nelle allucinazioni che si osservano in patologie psichiatriche come la schizofrenia” spiega Mobbs.
Anche esperienze che sembrano più radicali e difficilmente coniugabili con un approccio scientifico, come il presunto incontro con i defunti, possono essere riconducibili a ragioni di tipo scientifico. In chi soffre di Parkinson, ad esempio, si verificano spesso episodi di visioni che hanno come oggetto fantasmi o mostri. Ciò succede perché il Parkinson determina un malfunzionamento della dopamina, neurotrasmettitore che può provocare allucinazioni.
Il percorso nel tunnel circonfuso di luce è una delle esperienze che più caratterizzano la pre-morte, ma i neuroscienziati ipotizzano che alla base vi sia uno scarso apporto di sangue e ossigeno agli occhi, il che produrrebbe una visione parziale e confusa. Inoltre, aggiungono gli esperti, c'è da considerare il principio della profezia che si auto-avvera. In altre parole, ascoltare i racconti di altre persone alimenta il “mito”, creando un brodo culturale alla base delle future esperienze.
Un gruppo di ricercatori dell'Università di Ginevra ha voluto riprodurre un'esperienza extracorporea in laboratorio per dimostrare che di spirituale c'è ben poco nella sensazione di fluttuare fuori dal corpo ed hanno presentato uno studio sull'argomento alla conferenza dell'American Association for the Advancement of Science (AAAS), tenutasi a Washington.
Anche i ricercatori elvetici hanno concluso che questo fenomeno sarebbe solo il trucco di una mente confusa.
L'esperimento è stato condotto con l'uso di computer e telecamere su un gruppo di volontari. Gli scienziati hanno sottoposto il campione ad una specie di videogioco, in pratica si sono avvalsi della realtà virtuale, trasferendo ogni volontario nel corpo di un avatar, una trasposizione di se stessi sul computer. Tutti indossavano occhiali 3D per viaggiare nella realtà virtuale e per stare davanti a una telecamera. I soggetti si sono trovati a vedere se stessi di fronte a loro.
In questo modo la mente dei soggetti ha iniziato a fare confusione, in pratica “hanno cominciato a pensare - ha spiegato Olaf Blanke dell'Università di Ginevra, che ha coordinato lo studio - che l'avatar fosse il loro stesso corpo”. Quello che è accaduto è che i sensi si sono dissociati, il tatto è diventato indipendente dalla vista. “Abbiamo creato una parziale esperienza extracorporea. Le persone pensavano che il loro corpo si trovasse a due metri davanti a loro”.
In questo modo i ricercatori hanno provato che quella sensazione di galleggiare fuori dal corpo è simile ad una disfunzione cerebrale in cui i sensi vengono confusi.
In un secondo esperimento poi gli studiosi hanno utilizzato sensori collegati al cranio dei volontari per trovare quelle aree del cervello che risultano maggiormente coinvolte nella percezione dell'esperienza extracorporea.
Dai risultati è emerso che le regioni più attivate sono proprio quelle dove vengono integrati tatto e vista, le aree tempero-parietale e frontale. Se queste regioni sono in qualche modo danneggiate o vengono alterate le loro connessioni, ecco che si prova la sensazione di essere una “cosa altra” rispetto al proprio corpo.


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15/09/2011 Arturo Bandini

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