(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) porfiria, givosiran ha come obiettivo l’Rna messaggero coinvolto nella sintesi dell’Alas1 (acido amminolevulinico sintasi 1).
Givosiran agisce riducendo i livelli di questo enzima nel fegato in maniera duratura e riportando gli intermedi neurotossici dell’eme alla quasi normalità.
Lo studio Envision ha coinvolto 94 pazienti, di cui 48 hanno assunto givosiran e altri 46 solo placebo: “Il farmaco in studio ha dimostrato di ridurre in modo rapido, robusto e sostenuto i livelli urinari di Ala e Pbg per un periodo di sei mesi, con una diminuzione mediana dei due enzimi rispettivamente del 92% e dell'89% al sesto mese rispetto al basale», spiega Maria Domenica Cappellini, docente di Medicina interna all'Università statale di Milano, direttore della Medicina generale del Policlinico di Milano e referente del Centro di riferimento per il coordinamento regionale delle sindromi talassemiche-emoglobinopatiche e delle altre anemie emolitiche congenite non emoglobinopatiche (Centro Anemie Congenite).
Gli stessi livelli rimangono invece elevati nel gruppo placebo.
«Givosiran ha determinato una riduzione media del 74% del tasso composito annualizzato (Aar, endpoint primario di efficacia) di attacchi di porfiria nell'Aip, corrispondente a una riduzione del 90% dell'Aar mediano con il 50 % dei pazienti in trattamento con givosiran liberi da attacchi (contro il 16,3% del gruppo placebo). Inoltre, tutti i componenti dell'endpoint composito degli attacchi (cioè ospedalizzazione, necessità di assistenza urgente, somministrazione endovenosa di ematina) sono stati ridotti e tutte le analisi di sottogruppo hanno mostrato benefici derivanti dal trattamento con givosiran», commenta Cappellini.
Il farmaco ha consentito anche la riduzione dell’uso di ematina del 77% rispetto al placebo, determinando un abbassamento dei livelli di Ala e Pbg di circa il 90%.
«Con il termine Ahp», ricorda Cappellini, «si fa riferimento a un gruppo eterogeneo di disordini metabolici derivanti da uno specifico difetto genetico che determina la carenza di uno degli enzimi coinvolti nella via biosintetica dell'eme nel fegato. Esistono quattro sottotipi di Ahp: l'Aip (forma di gran lunga più comune), la coproporfiria ereditaria (Hcp), la porfiria variegata (Vp) e la porfiria da carenza di Alad (amminolevulinato deidratasi) (Adp). L'alterazione rispettivamente dei quattro degli otto enzimi coinvolti nella biosintesi dell'eme determina l'accumulo patologico dei precursori Ala e Pbg».
Ci sono sintomi comuni alle 4 varianti, fra cui forti dolori addominali e alterazioni dello stato mentale, ma anche debolezza, nausea e stanchezza debilitante.
Si tratta di sintomi generici e facilmente fraintendibili, di conseguenza la diagnosi arriva spesso in ritardo, con punte anche di 15 anni.
«Il ritardo diagnostico e il conseguente mancato accesso a un trattamento tempestivo possono determinare conseguenze fatali o un impatto fortemente negativo sulla qualità di vita (QoL) del paziente», dichiara l'ematologa.
Le complicanze includono dolore neuropatico cronico, ipertensione, malattia renale cronica e malattie del fegato come fibrosi, cirrosi e carcinoma epatocellulare.



11/07/2019 Andrea Sperelli

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