(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) problemi metabolici più evidenti dopo aver mangiato.
In media queste persone consumavano ogni ora 31 calorie in meno e avevano livelli più alti di insulina e di trigliceridi nel sangue rispetto agli altri. La pigrizia del loro metabolismo si traduceva in prospettiva in un aumento di peso di 12 chili in un anno, senza considerare il rischio di insorgenza della sindrome metabolica.
Il primo autore dello studio, Jan Kiecolt-Glaser, commenta: “questi risultati identificano non solo come fattori di stress cronico possano portare all’obesità ma sottolineano anche quanto sia importante il trattamento di disturbi dell’umore. Interventi per la salute mentale possono chiaramente portare a benefici anche per la salute fisica. I nostri risultati sottovalutano probabilmente i rischi per la salute poiché sono stati analizzati gli effetti di un solo pasto. La maggior parte delle persone mangiano ogni quattro o cinque ore, e spesso cenano con i loro coniugi. I pasti offrono più grandi opportunità per i disaccordi in corso in un matrimonio travagliato, quindi ci potrebbe essere un modello di lunga data di danno metabolico derivante da ostilità e depressione”.
I risultati dello studio sono stati presentati dal dott. Kiecolt-Glaser e dalla dott.ssa Martha Belury nel corso del New Horizons in Scienze Briefing a ScienceWriters2014, una conferenza annuale ospitata quest’anno dall’Ohio State.
La dott.ssa Belury ha spiegato: “l’insulina stimola l’assunzione di cibo e l’accumulo di tessuto adiposo nell’addome, e aggiungendo questo al dispendio energetico inferiore si crea una maggiore probabilità di obesità. Ma non basta: trigliceridi elevati portano a malattie cardiache. Insieme all’insulina elevata, i trigliceridi alti indicano che il metabolismo degli zuccheri e dei grassi è compromesso. Queste sono le caratteristiche di un aumentato rischio di malattie cardiache e diabete”.
Una ricerca dell'Università di Pittsburgh segnala peraltro un rischio aumentato di patologie cardiovascolari per quelle persone che vivono ormai un rapporto logoro con il proprio compagno di vita.
I ricercatori Thomas Kamarck e Nataria Joseph hanno reclutato 281 soggetti di mezza età sani, sposati o conviventi. I partecipanti sono stati analizzati nelle loro interazioni di coppia e sociali per quattro giorni, e allo stesso tempo è stato misurato lo spessore dell'arteria carotide.
Dai dati è emerso che le persone con un tasso di interazioni coniugali negative alto mostrano un aumento del rischio cardiaco dell'8,5 per cento rispetto alla media. Tra i soggetti che hanno mostrato maggiori interazioni negative, inoltre, le carotidi sono risultate mediamente più spesse.
Lo studio, pubblicato su Psychosomatic Medicine, segnala la possibilità di trarre informazioni sulla salute delle persone anche basandosi sulla qualità delle proprie relazioni coniugali.
Una conferma all'inverso di questo principio viene da un'altra ricerca condotta da Linda Gallo e Wendy Troxel della San Diego State University, che hanno pubblicato sulla rivista Health Psychology gli esiti di uno studio che conferma i benefici per il cuore derivanti da un rapporto di coppia sereno e appagante.
Secondo le scienziate il miglior stato di benessere psicologico aiuta inconsciamente le donne in particolare a seguire uno stile di vita salutare e comunque fornisce loro un rapporto sociale solido cui far riferimento in caso di bisogno di supporto, anche quando insorgono problematiche di tipo medico. Viceversa l'insoddisfazione può causare disagio psicologico che a sua volta fa male al cuore.
Questi risultati derivano da un'indagine condotta su 493 donne tra i 42 ed i 50 anni durata 13 anni nel corso dei quali le partecipanti sono state sottoposte a esami del sangue per misurare il colesterolo e il tasso di glicemia, la misura della pressione sanguigna e del peso corporeo, a test per valutare stati di ansia, depressione, stress, infine a valutazioni comportamentali per evidenziare abitudini come fumo, diete, periodicità dell'attività fisica.
Alle donne veniva anche chiesto di compilare un questionario per valutare il benessere nella vita di coppia, la soddisfazione prodotta dal partner rispetto al tempo trascorso insieme, al livello di comunicazione, alla vita sessuale, alle similitudini caratteriali, infine alla maniera di affrontare le questioni finanziarie.
Dal confronto tra i dati sulla salute e questi ultimi è emerso che un rapporto soddisfacente fa bene al corpo oltre che al benessere interiore delle donne. Tra queste, quelle che invece avevano dichiarato maggiore insoddisfazione nel rapporto di coppia presentavano più spesso fattori cardiovascolari negativi. Il rischio fisico era ancora più elevato per vedove, single e divorziate.
È probabile che l'insoddisfazione nella vita di coppia porti prima di tutto a condizioni di ansia, depressione, rabbia e stress. Poi questi disturbi, già noti come fattori di rischio coronarici, attaccano la salute del corpo provocando malattie cardiovascolari.
I prossimi obiettivi delle studiose saranno di testare l'effetto del benessere di una relazione in donne più giovani, per verificare a quale età si instaura questa catena di eventi che porta le insoddisfatte a rischio cardiaco.
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23/10/2014 Andrea Sperelli

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