(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di una molecola antischemica immediatamente disponibile, utilizzata in pazienti con angina e per prevenire eventi coronarici. Agisce riducendo la frequenza cardiaca, un fattore di rischio poco conosciuto ma importante al pari di ipertensione, colesterolo alto, fumo e sovrappeso. Inoltre, permette una migliore ossigenazione del cuore quando è sottoposto a uno sforzo. A partire da questo Congresso, l'ivabradina diventerà una risorsa imprescindibile anche per lo scompenso”.
Il coordinatore dello studio, il prof. Michel Komajda, spiega: “lo scompenso cardiaco è una patologia estremamente diffusa. Impedisce al muscolo cardiaco di lavorare correttamente e quindi la circolazione del sangue è insufficiente”. Fra le cause, la più ovvia è l'infarto, ma bisogna considerare anche un'ipertensione latente o trascurata. Molte sono le vittime nel nostro paese, quasi il 10 per cento dei 200.000 ricoverati ogni anno, come sottolinea il dott. Ferrari: “purtroppo l'8% muore durante la prima degenza, il 15% a un semestre dalla dimissione e il 16% dopo 12 mesi. Con ivabradina possiamo invece salvare centinaia di migliaia di pazienti, farli vivere meglio e ottenere un significativo risparmio per il Servizio sanitario nazionale. Ecco perché questa ricerca ha un'importanza determinante, riconosciuta dall'intera comunità scientifica".
La ricerca è la più completa mai presentata sull'argomento, dal momento che ha coinvolto circa 6.500 persone di 37 paesi diversi fra cui l'Italia. Tutti i volontari mostravano una frequenza cardiaca superiore ai 70 battiti al minuto, limite oltre il quale prende corpo la diagnosi di scompenso cardiaco. La molecola si è mostrata in grado di ridurre i battiti cardiaci nei pazienti sottoposti a sperimentazione, presentandosi come plausibile nuovo approccio terapeutico per la cura dello scompenso cardiaco.
Il dott. Ferrari invita anche a una maggiore attenzione ai messaggi lanciati dal nostro corpo: “è importante che misurare il polso tutte le mattine perché la frequenza cardiaca è il linguaggio che il corpo usa per comunicare con noi. Il modo corretto per sapere quante pulsazioni ha il nostro cuore è quello, dopo colazione al mattino, di sedersi, rilassarsi per 5 minuti e poi semplicemente seguire la linea del pollice e con l'altro pollice premere leggermente. Ci sarà un'arteria che pulsa. Poi si prende l'orologio e si calcolano quante pulsazioni ci sono in un minuto. Se non avete la pazienza di stare lì un minuto potete contare i battiti per 15 secondi e poi moltiplicare per quattro. La frequenza cardiaca normale va dai 60 ai 70 battiti al minuto. Oltre i 70 battiti al minuto la situazione non è pericolosa ma non è normale e allora bisogna fare qualcosa, ad esempio un po' di sport perché se uno fa esercizio fisico la frequenza cardiaca aumenta in quel momento, ma nel corso della giornata diminuirà”.
Nei casi più gravi, naturalmente, è arrivata la nuova molecola ivabradina a porre rimedio e a normalizzare i battiti cardiaci.

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01/09/2010 Andrea Piccoli

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