(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) dei pazienti esprimeva le cellule T, quelle che aiutano le cellule B a creare anticorpi. I convalescenti mostravano anche anticorpi contro la maggior parte delle proteine di Sars-Cov-2, mentre il 70% aveva cellule di altro tipo, preposte all’eliminazione diretta delle cellule infettate dal virus.
Come detto, l’aspetto sorprendente della ricerca è che in 11 dei 20 campioni di soggetti non esposti al nuovo coronavirus i ricercatori hanno trovato comunque una risposta immune mediata da cellule T a Sars-Cov-2.
Gli scienziati ipotizzano quindi che una buona percentuale della popolazione californiana sia stata a contatto con uno dei quattro coronavirus più deboli che, insieme ad altri sottotipi, provocano il raffreddore.
"Se avessimo riscontrato solo una risposta immunitaria marginale ci saremmo preoccupati", spiega Alessandro Sette, docente presso il centro americano. "Ma abbiamo osservato una risposta robusta da parte delle cellule T nei confronti della proteina Spike, il bersaglio degli sforzi che i ricercatori stanno compiendo in queste settimane. Si tratta di una buonissima notizia per quanto riguarda lo sviluppo di un vaccino".
Seppure ceppi diversi, questi coronavirus avrebbero garantito una sorta di immunità nei confronti di Sars-CoV-2. È probabile che i soggetti in questione si ammalerebbero lo stesso, ma con sintomi molto più blandi.
«Data la gravità della pandemia di Covid-19 in corso, qualsiasi grado di immunità cross-reattiva al coronavirus potrebbe avere un impatto sostanziale sul decorso complessivo della pandemia ed è un dettaglio chiave da considerare per gli epidemiologi mentre cercano di capire quanto severamente Covid-19 influenzerà le comunità nei prossimi mesi», commenta Shane Crotty, uno dei ricercatori.
«La ricerca è davvero molto parziale, solo 20 persone, ma il risultato è certamente interessante e va approfondito», commenta al Corriere della Sera Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi di Milano. «È possibile che chi ha avuto un’esposizione recente ad altri coronavirus che circolano in inverno abbia anche ottenuto una risposta immunitaria più adeguata a Sars-CoV-2. Tra le ipotesi avanzate sul perché i bambini sembrino più protetti dal coronavirus c’è proprio il fatto che vadano più spesso incontro ai raffreddori causati dai coronavirus producendo una risposta immunitaria che, essendo più recente rispetto agli adulti, può essere più efficace anche contro Sars-CoV-2».

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18/05/2020 Andrea Sperelli

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