(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) ricoperte da squame color argento. La psoriasi non dà prurito, a meno che non si localizzi sul cuoio capelluto e della regione ano-genitale.
Altre zone dove può comparire sono: gomiti, ginocchia, mani e piedi, mentre è molto rara la localizzazione al viso.
Non si conosce ancora esattamente quale sia la causa della psoriasi; sicuramente vi sono molti fattori che concorrono nel determinare la malattia (genetici, immunologici, metabolici,etc.) ed ha una base genetica complessa.
I migliori centri di ricerca mondiale hanno istituito una 'task force' per cercare il gene principale che la causa.
Oltre ai geni, rileva Chimenti, direttore della clinica dermatologica dell'Universita' romana di Tor Vergata, ci sono dei fattori che ne possono favorire l'insorgenza in chi e' predisposto. Per esempio uno studio in corso a Tor Vergata ha mostrato in via preliminare che infezioni alle tonsille possono avere quest'effetto.
Ci sono nuove pomate per i casi meno gravi di psoriasi. Molte di queste pomate ai test sono risultate efficaci sul 70% dei pazienti in cui le macchie sono scomparse del tutto. Si tratta di preparazioni a base di calcitriolo, la forma attiva della vitamina D3, attualmente in uso in altri paesi europei e per l'Italia sperimentato presso la clinica di Tor Vergata. Poi c'e' l'acido tazarotenico, dato per la prima volta in terapie di breve durata, cioe' con applicazioni di mezz'ora. Infine ci sono i trattamenti topici a base di cortisonici con calcipotriolo.
Ma poiche' non e' corretto parlare di psoriasi come una malattia unica, sottolinea Chimenti, perche' ogni paziente ha una manifestazione a se' di questo male, il vero traguardo sara' puntare alle singole cause, appunto diverse da paziente a paziente. Molti sono i geni coinvolti quindi molti e diversi potrebbero essere i modi di curare, teoricamente con una sorta di terapia genica 'paziente-specifica', alla radice la malattia.
La vera soluzione, dichiara Sergio Chimenti, direttore della clinica dermatologica dell'Universita' romana di Tor Vergata, e' però piu' in la' all'orizzonte e si tratta di farmacogenomica, cioe' terapie personalizzate per ogni paziente.
Queste pero' potranno diventare realtà solo quando le complesse basi genetiche della malattia saranno almeno in parte chiarite. In termini di anni e' difficile dire quale sara' l'attesa per questo traguardo, precisa Chimenti, potrebbero essere cinque come pure 10 anni.

Le persone con psoriasi devono fare i conti anche con un altro problema oltre quello cutaneo: la depressione.
Infatti da un'indagine che ha coinvolto circa 20 mila pazienti risulta che ben il 63% di loro soffre di disturbi depressivi legati alla patologia. ''Cio' deriva in gran parte dalla discriminazione che noi malati subiamo'', denuncia Mara Maccarone, presidente dalla Associazione per la Difesa degli Psoriasici (ADIPSO) in occasione del III Congresso Internazionale ''Psoriasi, problema medico e sociale'' che ha aperto i battenti oggi a Roma. ''Proprio per questo vogliamo presentare il Primo Manifesto dei Pazienti affetti da Psoriasi - annuncia - per dire che noi esistiamo e siamo malati gravi e vogliamo i nostri diritti''.
Diritti calpestati, racconta la Maccarone, soprattutto a causa del muro di silenzio che si e' eretto intorno alla malattia. Infatti quasi la meta' delle persone la confonde con altre patologie, il 57% di esse pensa sia qualcosa di contagioso. La malattia viene vissuta in segreto, ammette la Maccarone, perche' spesso i malati se ne vergognano ed hanno paura di mostrarsi agli altri. Cio' crea disagio profondo, estrema difficolta' nei rapporti e nei giovanissimi puo' portare all'autoesclusione. Molti teenager infatti non vogliono andare a scuola per sottrarsi alla derisione dei compagni.
''Ci sentiamo discriminati ogni giorno per il nostro aspetto - aggiunge la Maccarone - non possiamo stare in pubblico ne' fare sport, per esempio non ci vogliono in nessuna piscina''.
La patologia incide su tutti gli aspetti del vivere quotidiano, sin dalla scelta dei vestiti (per il 56% dei malati), nelle attivita' sportive (38%), nel sonno (34%), nel lavoro e nella scuola (27%), infine nelle relazioni sessuali (16%). I pazienti devono inoltre convivere con la necessita' di fare terapia che porta via tempo, da' effetti collaterali, non sempre e' efficace, a volte e' costosa. Il manifesto e' un passo incisivo da parte dei malati, conclude la Maccarone, ''perche' vogliamo che sia la popolazione che i nostri governanti sappiano cos'e' la nostra malattia e di cosa abbiamo bisogno''.


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