(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) spiega il dottor Carrini, "è l'unico intervento chirurgico in grado di curare e guarire il tumore. Ma nonostante le attuali tecniche laparoscopiche e robotiche e la nerve sparing che 'risparmia' i nervi dell'erezione, causa impotenza in oltre il 70% dei pazienti operati. Questa conseguenza si verifica perché i nervi dell’erezione possono essere danneggiati durante l’intervento chirurgico. Le protesi peniene idrauliche di ultima generazione consentono un’erezione simile a quella fisiologica e prevedono l’inserimento all’interno dei cilindri naturali del pene, i corpi cavernosi, di due cilindri artificiali collegati a una pompa di controllo, a livello dello scroto, e a un serbatoio contenente del liquido. L’uomo può così ottenere un’erezione quando vuole con la stessa sensibilità e capacità di orgasmo presenti prima dell’intervento premendo un attivatore a pressione posto sotto la cute dello scroto tra i due testicoli. In questo modo il liquido contenuto nel serbatoio si trasferisce ai cilindri e il pene si indurisce. Premendo di nuovo il liquido passa dai cilindri al serbatoio e il pene ritorna in condizione di riposo. Un altro spiacevole effetto collaterale dell’asportazione della prostata è la riduzione delle dimensioni del pene che si accorcia a 15 giorni dall’intervento di 1 cm e mezzo fino a superare in alcuni casi i 2 cm dopo un anno. Questo problema è stato superato grazie alle ultime protesi AMS 700 che, rispetto a quelle del passato in grado solo di ingrossare il pene, consentono oggi una perfetta erezione con un ingrossamento e allungamento del pene garantendo all’uomo il ritorno alla sua normale vita sessuale. Sebbene la protesi risolva definitivamente l’impotenza post prostatectomia molti uomini non ne conoscono l’esistenza perché spesso non vengono informati dai medici. Stessa mancanza di informazione anche per i 400.000 italiani affetti da grave impotenza non legata a interventi alla prostata e che non risponde ai farmaci. Gli interventi di chirurgia protesica lo scorso anno sono stati 1.200: solo lo 0,4% degli italiani con gravi problemi erettili ha ricevuto un trattamento risolutivo, nonostante molti studi scientifici dimostrino l’efficacia delle protesi con un elevato grado di soddisfazione per il paziente e per la partner”.
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23/12/2011 Andrea Sperelli

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