(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Il trattamento è stato eseguito dal neurochirurgo Sandro Carletti del Santa Maria di Terni.
"Siamo orgogliosi dei risultati raggiunti in questo prima parte della sperimentazione", afferma Vescovi. "I pazienti sono sotto controllo e stanno bene: non abbiamo rilevato alcuna evidenza di effetti collaterali. Quello intrapreso è un percorso lungo e complesso, ma la conclusione del trapianto sul primo gruppo di pazienti è un segnale positivo che rappresenta un nuovo traguardo per la ricerca scientifica italiana verso la cura delle malattie neurodegenerative. Per quanto si tratti di una sperimentazione di fase I, abbiamo costruito il disegno sperimentale in modo da avere qualche probabilità di potere evincere eventuali effetti terapeutici".
Il prossimo passo della sperimentazione coinvolgerà 15 pazienti fra i 18 e i 60 anni affetti da sclerosi multipla secondaria progressiva. Nel secondo gruppo il dosaggio cellulare passerà a 10 milioni di staminali, e nelle prossime fasi verrà ancora aumentato per valutare appieno le proprietà terapeutiche delle cellule.
Ma quella coordinata da Vescovi, che sta applicando la terapia anche alla Sla, non è l’unica sperimentazione in corso in Italia.
C’è anche uno studio dell’Ospedale San Raffaele pubblicato su The Journal of Clinical Investigation a firma del prof. Gianvito Martino e del suo team.
Anche in questo caso, la terapia si basa sul trapianto di cellule staminali nel cervello dei pazienti affetti dalla malattia neurodegenerativa. I primi 3 pazienti hanno completato con successo il primo ciclo del trattamento a basso dosaggio di staminali neurali. Gli scienziati hanno osservato la capacità della proteina TGF-β2 di interferire con l’attivazione aberrante del sistema immunitario che si verifica con la malattia.
La proteina viene rilasciata dalle staminali ed è in grado di modificare il comportamento di alcune cellule del sistema immunitario da pro ad anti-infiammatorio.
"La trasformazione indotta in queste cellule è fondamentale", spiegano i ricercatori, perché nella sclerosi multipla sono loro ad attivare i linfociti T, diretti responsabili del danno cerebrale.
Le staminali riescono così a interferire nella catena di comando che porta all’aggressione del tessuto nervoso.
"L'azione delle cellule staminali è indotta dai segnali rilasciati dal tessuto danneggiato in cui vengono trapiantate ed è dovuta al rilascio di varie molecole tra cui quella da noi identificata", sottolinea Martino. "Le staminali sono paragonabili a cavalli di Troia che rilasciano le giuste molecole nella giusta quantità a seconda di dove si trovano e del tipo di danno che devono affrontare".
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28/06/2018 Andrea Sperelli

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