(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) standard di cura", ha dichiarato Prof. GianLuca Masi, Professore Associato di Oncologia Medica all’Università di Pisa. "Il carcinoma epatico è una malattia aggressiva che colpisce di milioni di persone in tutto il mondo e la cui incidenza è in aumento. Atezolizumab in associazione con bevacizumab può modificare profondamente la strategia di trattamento di questa malattia; finalmente abbiamo una nuova opzione terapeutica che incide positivamente sulla prognosi dei pazienti e che, inoltre, apre importanti nuovi scenari in quanto conferma l’importanza strategica della associazione tra farmaci immunoterapici e antiangiogenici. È in corso un importante lavoro con le autorità sanitarie a livello mondiale per poter offrire quanto prima questa opzione terapeutica ai pazienti".
Ogni anno a più di 750.000 persone in tutto il mondo viene diagnosticato un carcinoma epatocellulare non resecabile (HCC), la forma più comune di carcinoma epatico. La maggior parte dei casi si verifica in Asia e quasi la metà di tutti i casi in Cina. In Europa e negli Stati Uniti, l'incidenza del carcinoma epatico è comunque in aumento, con un numero di casi di carcinoma epatico più che triplicato dal 1980 ad oggi.
Roche ha un ampio programma di sviluppo per atezolizumab, tra cui molteplici studi di Fase III attualmente in corso o programmati, per diversi tipi di carcinomi polmonari, genitourinari, della pelle, mammari, gastrointestinali, ginecologici, e tumori della testa e del collo. Gli studi valutano atezolizumab sia da solo che in associazione con altri farmaci.

Lo studio IMbrave150
IMbrave150 è uno studio globale di Fase III, multicentrico, in aperto su 501 pazienti con HCC non resecabile non trattati in precedenza con una terapia sistemica. I pazienti sono stati randomizzati 2:1 per ricevere la associazione di atezolizumab e bevacizumab o sorafenib. Atezolizumab è stato somministrato per via endovenosa (IV) alla dose di 1200 mg il primo giorno di ciascun ciclo di 21 giorni, mentre bevacizumab è stato somministrato per via endovenosa (IV) alla dose di 15 mg/kg il primo giorno di ogni ciclo di 21 giorni. Sorafenib è stato somministrato per via orale, 400 mg due volte al giorno, nei giorni 1-21 di ciascun ciclo di 21 giorni. I pazienti hanno assunto l’associazione o il trattamento del braccio di controllo fino ad una tossicità inaccettabile o alla perdita del beneficio clinico, in base a quanto stabilito dallo sperimentatore. Gli endpoint coprimari comprendevano OS e PFS e sono stati valutati da una struttura di revisione indipendente (IRF) in base ai criteri di valutazione della risposta nei tumori solidi versione 1.1 (RECIST v1.1). Gli ulteriori endpoint dello studio includevano la percentuale di risposta globale (ORR), il tempo alla progressione (TTP) e la durata della risposta (DoR), misurata in base ai parametri RECIST v1.1 (INV e IRF) e HCC mRECIST (IRF), così come gli esiti riferiti dal paziente (compreso il tempo al deterioramento della qualità della vita), la sicurezza e la farmacocinetica.
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28/11/2019 Andrea Sperelli

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