(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) EPC rispetto ai soggetti sani, il che supporta la nostra ipotesi che queste cellule giochino un importante ruolo protettivo” afferma Geoffrey Kunz, medico e cardiologo della Duke “Se non si hanno abbastanza cellule il danno dell’endotelio si verifica più velocemente di quanto l’ organismo non sia rapido a ripararlo”.
Kunz ha presentato questi dati alla sessione annuale dell’American College of Cardiology. In un articolo pubblicato lo scorso anno su Circulation i ricercatori avevano riportato i risultati di ricerche sui topi. Ai ratti era stato indotto un danno al midollo osseo che produce le EPC necessarie a riparare e mantenere giovani le arterie e esposti geneticamente ad alti livelli di lipidi per simulare una situazione analoga all’invecchiamento. Ebbene i ricercatori hanno dimostrato che la perdita correlata all’età di queste particolari cellule è determinante nell’esordio e nella progressione dell’aterosclerosi, che provoca il restringimento delle arterie e le rende meno elastiche.
Per lo studio attuale invece i medici hanno misurato i livelli di EPC in 122 pazienti sottoposti a cateterizzazione cardiaca e hanno messo in relazione i risultati con la severità della loro malattia coronarica. L’età media del campione esaminato era di 58 anni: il 37% di essi soffriva di una patologia multivasale, il 29% aveva il diabete e il 20% aveva recentemente subito un infarto.
I ricercatori hanno prelevato le EPC da un campione di sangue e le hanno poste in una coltura cellulare quante di esse fossero in grado di crescere, ecco i risultati dalla voce del dottor Kunz: “Abbiamo trovato che i pazienti con danni multipli ai vasi hanno un livello di EPCs particolarmente basso (13CFU contro 41.7 CFU dei soggetti sani). Inoltre per ogni 10 CFU di Cellule Progenitrici Endoteliali, la malattia vasale diminuisce del 20%”.
Mentre i livelli di EPCs non variavano in maniera significativa rispetto ad età, sesso o altri fattori di rischio, i ricercatori hanno trovato che i livelli erano più bassi nei diabetici (19 CFU verso 36 CFU del gruppo di controllo) e in coloro che avevano recentemente subito un infarto (23 CFU verso 34 CFU dei non infartuati).
Il futuro potrebbe essere ancora più vicino dopo questa scoperta: potrebbe essere possibile infatti iniettare queste cellule nei pazienti per arrestare o prevenire il processo aterosclerotico o indurre le loro cellule staminali a differenziarsi proprio in quelle Progenitrici Endoteliali capaci di riparare le arterie.
Di questo e di molto altro si parlerà nel Primo Congresso Mondiale sull’ impiego di Cellule Staminali in Cardiologia che si terrà i prossimi 4 e 5 giugno a Sirmione (BS) che vede coinvolte le massime strutture italiani e mondiali: Ospedale Civile di Brescia, Ospedale Niguarda di Milano, Ospedale Maggiore di Parma, Ospedale di Piacenza, di Vicenza, l’Ospedale Mutualiste Montsouris di Parigi e la Cleveland Clinic americana la più specializzata struttura mondiale nel campo della cardiochirurgia (per maggiori informazioni sul Congresso www.celltransplantation.it )


Condividi la notizia su Facebookcondividi su Facebook

Puoi fare una domanda agli specialisti del forum e iscriverti alla newsletter, riceverai ogni 15 giorni le notizie più importanti.

Keywords |

Forum Partecipa!

Sondaggi Nei preliminari sessuali non bisogna tralasciare...
Che cosa? Vota | Risultati

Tutti i SONDAGGI di ItaliaSalute.it

Italia Salute sempre con te

Abbonati ai Feed Rss Aggiungi a IGoogle Aggiornamenti 
              sulla salute, sulla medicina, promozioni La Pubblicità su Italia Salute

Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante